Capelli lisci e biondi, frangetta perfettamente pareggiata e grandi occhi azzurri assennati. Questa è Camille. In apparenza una studiosa e saggia bambina che compie i suoi abituali gesti quotidiani. In realtà Camille è intrappolata in una gabbia di rituali che le impongono di scandire ogni suo gesto in base a una qualche ripetizione numerica. Se, mentre si sta lavando le mani, le viene in mente il numero 3, ecco che si bagnerà, insaponerà e asciugherà le mani per tre volte (per fortuna i numeri che le vengono in mente raramente superano il nove). Poi, dopo aver percorso il corridoio calpestando solo le mattonelle nere, diciassette, andrà vicino al suo cane Nesquik, ci si sdraierà sopra e conterà i battiti del suo cuore: toc, toc, toc. Contare, tenere sotto controllo la realtà è l’unica cosa che calma Camille e che le permette di allontanare le forze del male che, oramai ne è certa, hanno riconosciuto in lei il perfetto strumento per agire. Perché Camille si sente cattiva, malvagia: sua sorella in seguito a un incidente è su una sedia a rotelle, i genitori sono oramai l’ombra di se stessi, e il suo cane Nesquik è allergico alla cioccolata e Camille sente che la responsabilità per tutto quello che accade ed è accaduto alla sua famiglia è proprio sua. D’altronde solo una persona orrenda come lei avrebbe potuto chiamare il proprio cane, che rischia shock anafilattici per merendine al cioccolato, Nesquik…
Sono pensieri di bambina quelli di Camille, pensieri infantili ma densi di un dolore e di una consapevolezza da far raggelare. Un cammino diretto e senza orpelli dentro la psiche di un malato di disturbo ossessivo-compulsivo, dentro alla remissiva e rassegnata vita di una bambina il cui presente carico di sofferenza acquista un senso, una cifra (anche se dannatamente fallace) grazie ai numeri. “Se mi guardo intorno” sostiene l’autrice e pedagogista Nathalie Ours “vedo almeno tre persone che soffrono con modalità diverse di disturbi ossessivi”. Un disturbo del comportamento che, spesso invisibile a uno sguardo esterno, condanna chi ne soffre a una vera e propria condizione di prigionia, alla coazione a ripetere di gesti insignificanti ai quali viene affidato un potere taumaturgico e salvifico. Un libro per conoscere e illuminare i percorsi oscuri e mai lineari che la psiche umana, talvolta, decide di intraprendere.
Sono pensieri di bambina quelli di Camille, pensieri infantili ma densi di un dolore e di una consapevolezza da far raggelare. Un cammino diretto e senza orpelli dentro la psiche di un malato di disturbo ossessivo-compulsivo, dentro alla remissiva e rassegnata vita di una bambina il cui presente carico di sofferenza acquista un senso, una cifra (anche se dannatamente fallace) grazie ai numeri. “Se mi guardo intorno” sostiene l’autrice e pedagogista Nathalie Ours “vedo almeno tre persone che soffrono con modalità diverse di disturbi ossessivi”. Un disturbo del comportamento che, spesso invisibile a uno sguardo esterno, condanna chi ne soffre a una vera e propria condizione di prigionia, alla coazione a ripetere di gesti insignificanti ai quali viene affidato un potere taumaturgico e salvifico. Un libro per conoscere e illuminare i percorsi oscuri e mai lineari che la psiche umana, talvolta, decide di intraprendere.