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Jailhouse Rap

Jailhouse Rap

“Scialla semper” è una di quelle denominazioni, spesso memorabili, che identificano le operazioni di polizia. Con quella etichetta, nel 2014, si compiono ventisette arresti. Tra i fermati c’è Massimo Pericolo (nome reale: Alessandro Vanetti), 21 anni; accusato di spaccio, finisce dietro le sbarre, dove sconta due anni. In cella legge Nietzsche, Bataille, naturalmente anche Foucault: il pensiero dei filosofi più irriverenti lo aiuta a passare dal disagio all’opportunità di cambiare destino. Per lui il carcere era una delle “prospettive possibili”, ma “non serve a niente”. E invece, ecco la creatività che scatta come una molla: tornato libero, cerca uno studio di registrazione, appena un mese e il suo album è pronto. Titolo Innocente… Il 16 gennaio 1989 un colpo di pistola del poliziotto William Lozano uccide Clement Lloyd a Miami, un motociclista nero; l’episodio scatena una rivolta che dura tre giorni. La tensione, però, pian piano di trasforma in un’esplosione di musica: quella dei Public Enemy e della celeberrima Fight the power. Il brano, anche grazie al film Do the right thing (Fa’ la cosa giusta) di Spike Lee, divenne il manifesto politico delle lotte per i diritti degli afroamericani e il gruppo rap newyorchese suonò - cosa assai insolita - anche nell’enorme carcere di Rikers Island… La vita di Chicoria è stata sempre segnata da obiettivi ossessivi: vendere droga (e dall’erba deriva il suo soprannome), esprimersi con i graffiti, poi il rap. Nei mesi trascorsi nel carcere romano di Regina Coeli elabora il suo passato, abbandona l’illegalità e salva il rap. Oggi racconta i suoi trascorsi nelle scuole e nei centri sociali, racconta la differenza tra essere schiavo ed essere un uomo libero…

Pochi mesi dopo l’uscita di Jailhouse Rap, nell’ottobre 2024, un celeberrimo rapper entrava in carcere. P. Diddy è accusato di molteplici reati a sfondo sessuale e l’inchiesta che lo riguarda coinvolge centinaia di persone, tra vittime e complici. Storie simili, meno rumorose, riempiono le pagine di questo libro che, però, non è una raccolta di cronache, tanto meno è classificabile nel genere crime così di tendenza. E la differenza la fanno gli autori: Patrizio Gonnella e Susanna Marietti sono, rispettivamente, presidente e coordinatrice nazionale dell’associazione Antigone che dal 1991 si occupa della tutela dei diritti dei detenuti, vigilando sul rispetto delle garanzie dentro il carcere, operando contro la tortura e facendo ricerca e documentazione di qualità. Il precedente libro insieme, Jailhouse Rock, pubblicato sempre da Arcana, ha dato vita a una trasmissione su Radio Popolare alla quale collaborano detenuti, anche condannati all’ergastolo. Quelle di Jailhouse Rap sono, invece, storie di “barre e sbarre” - dove le barre si riferiscono all’unità di misura tipica della strofa rap. La musica evolve, dal rock si passa all’hip hop e alla trap; dietro le sbarre non cambia poi molto. Occorre però attenzione e costanza per seguire i percorsi della creatività e dell’espressione artistica nel contesto di una società nel quale la detenzione è stretta in un’immutabile (talvolta inutile) narrazione. “Lo stigma della prigionia - scrivono gli autori - trasforma ogni artista in un criminale. (….) Tutti finiscono per essere accomunati in una versione ridicolizzata del gangsta rapper americano”. Per andare oltre gli stereotipi e la semplificazione, oltre il giustizialismo, è necessario raccontare conoscendo la materia viva e dando, come in questo caso, voce ai protagonisti.