A Marineda, profonda provincia della Spagna, due sfere sociali vivono gomito a gomito: da una parte una plebe cenciosa, che vive di stenti, tra sporcizia e sofferenza, dall’altro una ricca e arrogante borghesia, che invece fa sfoggio di un lusso che stride con le condizioni generali del paese. Povera è certamente la protagonista Amparo, figlia di un venditore di cialde, che però ama vivere in strada, in preda ad un desiderio irrefrenabile di libertà. Certo, non l’aiuta la condizione miserevole. Però un giorno capita alla festa per l’onomastico del ricco e affascinante Baltasar, e scocca la scintilla dell’attrazione reciproca. Frattanto, in Spagna ci si avvia all’ennesimo moto rivoluzionario: quello del 1868. Amparo vi prende parte attiva, ma nel frattempo intreccia una relazione con l’amato Baltasar. Ma deve fare i conti con i pregiudizi sociali, particolarmente radicati nella Spagna del suo tempo…

Emilia Pardo Bazàn è un’importante esponente del Naturalismo spagnolo. Scrive questo romanzo nel 1882, infatti, proprio negli anni in cui la letteratura realista dà frutti importanti in tutta Europa. Ma la scrittrice spagnola, a differenza degli Zola o dei Verga, ha una spiccata sensibilità per la questione dell’emancipazione femminile. Per questo sceglie come protagonista una donna del popolo, di cui tratteggia con cura i tratti psicologici. E, in linea con i canoni naturalisti, basa il suo racconto su dati documentari. Nonché su un’analisi sociologica attenta, e aperta soprattutto a quei territori prima emarginati costituiti dalle classi popolari. Da qui un romanzo che è anche un prezioso saggio storico. Perché consente al lettore di conoscere puntualmente le dinamiche economiche e sociali in cui la vicenda romanzesca è ambientata.