Roma, 1946. Achille si siede su un secchio per la vernice che ha appena rivoltato, mentre intorno a lui gli operai stanno ultimando la tinteggiatura degli interni. Ettore sta aiutando uno stagnaio a lucidare le bassine, mentre Cecilia, in ginocchio, è impegnata a pulire le fughe tra le mattonelle del laboratorio. La Confetteria Conforti sta pian piano rinascendo: ancora qualche ultimo ritocco e sarà tornata al vecchio splendore. Achille ha ancora davanti agli occhi la visita fatta a quei luoghi qualche tempo prima, dopo il tempo buio della guerra. È novembre: Achille, la moglie Cecilia e il piccolo Ettore osservano con amarezza quel che resta della palazzina umbertina con il portone intarsiato da un artista piacentino. Solo un paio di assi di legno marcio, una serratura arrugginita e pareti annerite dal fuoco delle bombe. Roma è ancora la sua città, pensa Achille, e quella che gli sta di fronte, ammaccata e ferita, è ancora la confetteria di famiglia, che merita una seconda vita. Ma per farlo occorrono molti soldi. Lui ha trovato un piccolo lavoro che gli permetterà di racimolare qualcosa; potrà trovarne anche un secondo, ma non è sufficiente. Serve molto di più. Cecilia lo guarda con tenerezza, poi gli porge una busta, che contiene parecchie banconote: Cecilia le ha ereditate dallo zio Giovanni e vuole assolutamente che il marito le utilizzi per ridare nuova vita alla confetteria Conforti. E ora eccoli lì, diverse settimane dopo l’inizio dei lavori, stanchi ma soddisfatti. Achille, tuttavia, ha una nuova preoccupazione che lo angustia: se vuole che la fabbrica torni a funzionare a dovere, ha bisogno della presenza di Gioele, il vecchio maestro confettiere, che da quando ha perso il figlio in guerra si fa vedere in giro sempre meno…

Valentina Cebeni – autrice romana dalla penna delicata ed efficace allo stesso tempo – regala ai suoi lettori una nuova storia carica di poesia ed emozioni, un racconto che parla di sogni, desiderio di libertà, legami familiari, delusioni e speranze. Le vicende personali della famiglia Conforti, titolare della famosa confetteria omonima nel quartiere Nomentano di Roma, si intrecciano agli episodi più significativi della Storia, dal dopoguerra agli effervescenti anni Sessanta, per continuare poi con il periodo tumultuoso degli anni Settanta e giungere fino all’alba del nuovo millennio. La scelta di raccontare le vicende di una famiglia borghese italiana che si dedica alla produzione di confetti è particolarmente interessante, soprattutto per il suo significato metaforico. Il confetto è formato da diversi strati, esattamente come le diverse esperienze nella vita di ciascuno: c’è quello esterno, coriaceo e duro, che racchiude un cuore più morbido – una mandorla, in genere – che simboleggia la tenerezza nascosta nel profondo del cuore di ognuno di noi, quell’anima dolce e tenera che va ricercata e rispettata. A ogni costo. La famiglia Conforti e la famiglia Russo attraversano periodi sereni e altri più turbolenti, ma riescono ad affrontare ogni tormenta, uscendone feriti, ammaccati e inevitabilmente cambiati. Ettore, Paride e Rebecca, poi, le nuove generazioni, portano su di sé i significati più profondi del cambiamento e raccontano come ogni libertà - anche la più piccola e apparentemente insignificante – sia frutto di grande sacrificio e conquista e non possa mai essere considerata come qualcosa di scontato. Una lettura avvincente; un romanzo ben costruito i cui personaggi bucano la pagina e diventano, per il lettore, veri e propri amici, di cui si leggono con trepidazione le avventure e per i quali si desidera il meglio, sempre. Un’altra ottima prova per un’autrice di cui va apprezzata, più di ogni altra cosa, la capacità di raccontare la vita, in tutte le sue sfaccettature, con estremo garbo.