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Tredici miliardi di anni

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Ammettiamolo. Tutti, quando eravamo bambini, abbiamo creduto che i dinosauri fossero la cosa più eccitante della storia della vita sulla Terra. L’idea che avevamo in sintesi era questa: enormi animali hanno camminato per milioni di anni sul nostro pianeta ergendosi a signori del mondo, senza rivali se non un piccolo, piccolissimo animaletto probabilmente simile a un topino, che ha atteso nell’ombra il momento adatto per prendersi il suo spazio vitale. E quando la Terra è stata colpita da quel famoso, terrificante asteroide che ha determinato l’estinzione dei dinosauri (e di quasi tutte le forme di vita animali e vegetali dell’epoca), l’esserino di cui sopra - riuscito, in qualche modo, a sopravvivere – ha potuto uscire dall’ombra e l’evoluzione ha preso una piega imprevista, favorendo lo sviluppo e il dominio dei mammiferi. Un’opportunità dovuta a un disastro planetario, al caso. Un cambiamento improvviso. E ne potrebbero arrivare altri in qualsiasi momento, altrettanto radicali: la scomparsa dei gradi rettili e l’avvento dei mammiferi è stata solo una fase della vita del nostro pianeta. L’uomo, che oggi ama considerarsi il prodotto più evoluto di un inarrestabile processo migliorativo (che non esiste), il vertice di una antica e vasta piramide (che non è affatto una piramide), non è invece altro che il protagonista casuale di una frazione brevissima della storia della vita sulla Terra. Che – a sua volta – è un granello di sabbia in uno sterminato universo. Siamo, per così dire, un battito di palpebre. Eppure, prima del nostro arrivo ci sono voluti miliardi di anni affinché il nostro pianeta potesse ospitare la vita. I batteri sono stati i primi, sono stati e sono ancora i colonizzatori primari di qualunque luogo a qualunque, o quasi, condizione esterna. Loro, per noi tanto piccoli da essere invisibili, hanno dato origine a quella catena che ci lega ai dinosauri, alle creature marine che per prime hanno rappresentato la vita animale complessa sulla Terra, alle piante. A tutto quel mondo spietato di esseri viventi che ogni giorno si battono per conquistarsi le condizioni più favorevoli a loro e alla loro progenie. È emozionante pensare a quanto abbiamo in comune con le specie che ci hanno preceduti. Perché la storia della Terra è brevissima su scala universale, ma assai lunga su scala umana e ogni secondo di questa storia ha plasmato, in un modo o nell’altro, ciò che oggi siamo, vediamo e tocchiamo. In poche parole, il mondo che definiamo casa…

Piero Angela distilla la propria passione per la divulgazione scientifica in un libro di immediata comprensione, caratterizzato da un linguaggio semplice e dal tono divertente, adatto a chi vuole orientarsi meglio in una storia di milioni di anni senza però scontrarsi con paroloni scientifici di cui ignora il significato. Un’intervista a se stesso grazie alla quale Angela riesce a sintetizzare alcune delle tappe principali della storia del nostro pianeta senza scadere nel banale. Non si tratta di un manuale scientifico su cui studiare l’astronomia né di un trattato di paleontologia, ma è comunque un interessante percorso attraverso la nostra vita come specie e quella del nostro pianeta che – per esempio – ci permette di apprezzare i cari amici d’infanzia, i dinosauri, sotto una luce più adulta. Prezioso l’ausilio offerto da paleontologi, astrofisici, storici e ricercatori nei più disparati campi della scienza e del linguaggio, in larga parte conosciuti in prima persona dall’autore nel corso della sua carriera, che gli/ci forniscono le “coordinate” giuste per orientarci in un percorso così complesso e vasto senza perdere la bussola. Ottima la scelta grafica e stilistica di suddividere il libro in capitoli chiamati finestre; all’apertura di ognuna ecco che salta fuori un argomento specifico che scaraventa il lettore in una serie di pagine e in un susseguirsi di domande e accurate risposte su cosa sia avvenuto e su come lo abbiamo scoperto. Nessuna presunzione, nessuna pretesa di esaustività: alle domande più incalzanti e spinose Angela risponde usando la carta dell’ironia. Raramente fa supposizioni non suffragate da prove scientifiche, e spesso esprime la propria posizione senza nascondere la presenza di altre correnti di pensiero e ipotesi all’interno del panorama scientifico in merito a questioni oggi non del tutto chiarite.