Fine settembre 2015, Ryan è sul divano di casa sua, inutilmente grande e che – come accaduto a tanti – ha comprato insieme a sua moglie Miranda quando sembrava che tutto fosse possibile, prima che i mutui diventassero dei cappi al collo. Solo che Miranda è sparita. Avevano appuntamento in un cottage isolato a Hidden Springs, per passare qualche giorno in due senza telefoni e senza computer, su suggerimento del consulente matrimoniale, ma quando Ryan è arrivato l’unica traccia di Miranda era la sua auto. Lei non c’è, si potrebbe anche non preoccuparsi se non fosse per il sangue, copioso, nel bagno e per le ore che passano senza che lei arrivi. Qualche ora dopo aver fatto la denuncia di scomparsa, l’ispettrice lo raggiunge per comunicargli che hanno trovato il corpo di una donna, sepolto approssimativamente in un bosco vicino al cottage. Nella mente di Ryan tornano nitide le immagini del giorno prima, la passione consumata sotto la doccia, appena svegli, prima di iniziare una giornata uguale a tutte le altre, in cui i litigi furibondi si alternano ai silenzi e alle recriminazioni che contengono. Sono anni che il loro matrimonio va avanti così. Sono davvero la rappresentazione plastica del detto “fra moglie e marito…”. Stanno insieme da anni, condividono lo stesso lavoro, entrambi sono sceneggiatori, lei con delle ottime idee che poi non sviluppa e lui al contrario con una gran capacità di sviluppo ma poche idee. Condividono nel senso che fanno entrambi lo stesso mestiere, ma non sanno, non vogliono o non hanno capito che unendo i talenti potrebbero fare faville. Mentre aspetta di andare a riconoscere il corpo che hanno ritrovato, Ryan ripercorre la loro storia, l’entusiasmo folle che li ha uniti quando si sono incontrati all’università, aumentato dall’essere nella classe di James Black, premio Oscar leggendario che poi nel tempo è diventato l’unico effettivo amico di Ryan. Una figura verso cui Miranda invece, nutre da sempre sentimenti controversi…

Tutto quello che è successo con Miranda Huff non è un thriller tradizionale. Se cercate l’indagine di polizia non è questo il romanzo: fino a un certo punto, addirittura, non c’è nemmeno un crimine definito e accaduto. Sì, certo, Miranda è scomparsa e c’è quel sangue nel bagno del cottage, ma se le sia accaduto qualcosa di brutto o se sia volontariamente sparita rimane un mistero fino alla fine. Il racconto a più voci sul presente e sul passato non è certamente un espediente narrativo inedito, ma di sicuro è notevolmente difficile da realizzare, soprattutto quando gli eventi sono vissuti dalle voci narranti in maniera quasi opposta. Un’indagine psicologica che raggiunge profondità inaspettate (a volte con informazioni buttate lì come per caso), con radici lunghe e intricate, nascoste non solo dalla terra che le custodisce ma anche dalla rigogliosa chioma che l’albero ha sviluppato e che ovviamente è quello che si vede dal di fuori. Non ci sono scoppiettanti colpi di scena, eppure ogni pagina fa venire voglia di andare avanti, di capire quale immagine apparirà quando tutte quelle tessere – difficili da riconoscere come tali, che potrebbero essere tutt’altro – lasceranno apparire il quadro finale. Castillo è decisamente una garanzia: i suoi romanzi in generale e questo in particolare ti tengono incollato alle pagine, ti chiedi continuamente dove si arriverà e chi sarà inchiodato dalla verità. Ogni cosa che succede, o è successa e viene raccontata, aggiunge dubbi: sono tutti colpevoli, tutti complici e tutti vittime, questo alla fine è quello che resta. Ogni personaggio ha delle colpe e delle “giustificazioni”, non c’è un giudizio espresso, ogni lettore attribuirà la scala della gravità a seconda della propria sensibilità, del proprio sentire. Un romanzo di quelli da leggere per “staccare” dal proprio genere di elezione, per lasciarsi accompagnare senza quella necessità di scoprire, una lettura che è allo stesso tempo inquietante e rilassante. Una contraddizione che pochi autori sono in grado di gestire magistralmente come lo spagnolo Castillo.