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Fuoco

Fuoco

Venezia, 2025. Lara si sveglia nel suo bilocale, al quarto piano di un edificio storico di Venezia, dopo una notte agitata. Le travi scure a vista del soffitto, che al momento dell’acquisto le erano sembrate uno degli elementi più suggestivi dell’appartamento, oggi le danno una sensazione di oppressione. Pensa anche a quanto le è costata quella casa, ma subito dopo si persuade che il proprio disagio sia legato soprattutto a quanto è accaduto la sera precedente. La prima cosa che fa è controllare il cellulare. Adrian non si è più fatto sentire, non le ha scritto e dal pomeriggio precedente non risulta neppure collegato a WhatsApp. Lara si accorge che la delusione per il suo comportamento è persino più forte della preoccupazione che dovrebbe provare. Va in cucina ma, nonostante la sera prima non abbia cenato, ha ancora lo stomaco chiuso. Prende dalla credenza un vasetto di pregiato tè bianco cinese Yin Zhen, composto soltanto dalle gemme apicali raccolte all’inizio della primavera. È un acquisto costoso, fatto in un negozio biologico nei pressi di Rialto, ma Lara ha deciso di concederselo perché il tè occupa un posto importante nelle sue abitudini: ama trascorrere le serate sul divano con una tazza di infuso, un libro e una playlist soft di Spotify. Mentre mette a scaldare l’acqua, apre il frigorifero e si trova davanti tutto ciò che aveva preparato con entusiasmo per la cena con Adrian: spaghetti di riso al pepe di Sichuan, pollo piccante alle mandorle e riso bianco allo zenzero, che avrebbe voluto servire nelle ciotole azzurre dipinte a mano acquistate durante il suo primo viaggio di studio in Cina. Nel frigorifero c’è anche una bottiglia di spumante brut millesimato da sessanta euro. La vista di quel cibo aumenta il suo senso di amarezza. Quella cena avrebbe dovuto rappresentare un passaggio importante nella loro relazione. Dopo cinque mesi trascorsi soprattutto tra ristoranti sul Canal Grande e notti nella suite superior del Sanctuary Relais, Lara aveva deciso di far entrare Adrian nella propria quotidianità e di mostrargli la sua casa, i suoi libri e la sua dimensione privata. Dopo il lavoro era corsa a fare la spesa ed era salita fino al quarto piano con i sacchetti, pur di preparare tutto in tempo. Adrian, però, non si è presentato. Lara continua a pensare all’ultima cosa che lui le ha detto al telefono: “Una donna ha bisogno di aiuto”. Non ha la più pallida idea di che cosa volesse dire…

Livia Sambrotta parte da una scomparsa, ma costruisce progressivamente qualcosa di più ampio di un’indagine sulla sorte di un uomo. Al centro del romanzo c’è infatti la frattura che si apre nella vita di Lara nel momento in cui Adrian, con cui ha una relazione da cinque mesi, svanisce dopo averle detto di essersi fermato per aiutare una donna. Da quel momento, ciò che fino a poco prima sembrava definito comincia a perdere consistenza: la relazione, i ricordi, la fiducia e soprattutto l’immagine che Lara si era costruita dell’uomo che credeva di conoscere. Lara insegna lingua e cultura cinese a Ca’ Foscari e possiede una mente abituata a cercare connessioni, regole, significati. Il suo rapporto con la cultura orientale, così come il rituale del tè a cui attribuisce un’importanza particolare, raccontano bene questa necessità di trovare un ordine nel quotidiano. È proprio per questo che l’assenza improvvisa di Adrian - cui si affianca presto un’altra morte, quella di Tessa, apparentemente per suicidio - ha su di lei un effetto così destabilizzante: introduce nella sua vita una variabile che non riesce a interpretare. All’indagine ufficiale, condotta dall’ispettore Trevisan, si affianca quella personale di Lara, che non riesce ad accontentarsi delle spiegazioni disponibili. La sua ricerca diventa progressivamente anche un’indagine sulla relazione che ha vissuto. Più scopre elementi sul passato e sulla vita di Adrian, più è costretta a interrogarsi su quanto di lui avesse realmente conosciuto e quanto, invece, avesse accettato perché coinvolta sentimentalmente. La sparizione obbliga Lara a rileggere gesti, parole e comportamenti. Lara è colta, razionale e tenace, ma è anche emotivamente coinvolta e quindi esposta all’errore. A volte cerca giustificazioni, altre si lascia guidare dai sospetti; alterna orgoglio, paura, bisogno di capire e difficoltà ad ammettere quanto la situazione la stia destabilizzando. La sua ricerca della verità procede perciò su due piani: quello dei fatti e quello della consapevolezza personale. Accanto a lei si muovono Irene, l’amica che la sostiene, Marco, socio di Adrian e inevitabilmente depositario di informazioni che Lara non possiede, e una madre dalla personalità ingombrante e imprevedibile, capace di incidere pesantemente sulla vita della protagonista. La trama si amplia così attraverso legami familiari, identità nascoste, vite parallele e segreti. La componente investigativa rimane importante, soprattutto quando il caso di Tessa e la sparizione di Adrian cominciano a mostrare connessioni sempre meno casuali, ma il mistero serve soprattutto a mettere Lara davanti alla distanza tra ciò che credeva vero e ciò che progressivamente scopre. Quando emerge che Adrian non è l’uomo che sosteneva di essere, il problema non riguarda più soltanto la sua identità: riguarda il rapporto tra verità e fiducia e il modo in cui una menzogna può modificare retroattivamente un’intera relazione. Ne deriva un thriller psicologico in cui suspense e introspezione procedono insieme. Sambrotta lavora sull’incertezza, sulla possibilità che una relazione contenga zone opache non riconosciute e sul rischio di scambiare per intimità ciò che in realtà conosciamo soltanto in parte.