Nella piccola e tranquilla Piolenc, nel sud della Francia, l’incubo è ritornato. Trent’anni prima, nell’estate del 1989 durante la sagra dell’aglio, due gemelli di undici anni, Solène e Raphaël Lessage, erano scomparsi all’improvviso. Due mesi più tardi la ragazzina era stata ritrovata morta nel cimitero di un paese vicino, vestita di bianco e con una coroncina di fiori amorevolmente intrecciati sui capelli; di suo fratello non si è mai saputo più nulla. All’epoca, si era occupato delle indagini il commissario Jean Wimez; il caso, mai risolto, lo aveva assorbito totalmente ed era diventato, nel tempo, una vera ossessione ma il principale indiziato era rimasto Victor Lessage, il padre dei gemelli, un uomo che pur devastato dall’onta del sospetto e da quell’enorme dolore – al quale qualche anno dopo si è aggiunto anche quello per il suicidio di sua moglie Luce -, non ha mai smesso di battersi perché non ci si dimenticasse di lui e dei gemelli e perché venisse fatta giustizia. Dal canto suo, Jean Wimez, ormai in pensione, è diventato il suo miglior amico e, convinto dell’innocenza di Victor, non ha mai finito di pensare ai gemelli, alla lista dei sospettati, agli interrogatori, alla ricerca ossessiva di qualche particolare sfuggito, di qualche traccia da riconsiderare. 21 giugno 2018. Nadia Vernois, undici anni – esattamente la stessa età dei gemelli – è uscita da scuola con le amiche, si è allontanata da sola dicendo di avere un appuntamento dal medico, poi è scomparsa nel nulla. Inevitabile che, come prima cosa, la gendarmeria di Orange abbia deciso lo stato di fermo per Victor, “il maledetto di Piolenc, come lo chiamano tutti. Adesso, ad occuparsi delle indagini è il capitano Julien Fabregas, che all’epoca della scomparsa dei gemelli era un giovane agente; Wimez lo conosce, lo ha istruito, sa che è in gamba, ma sa anche che non gli sarà facile convincere il suo ex sottoposto a farlo collaborare a questa indagine. Eppure è certo di poter essere utile perché è assolutamente convinto che la scomparsa di Nadia sia in qualche modo legata al suo vecchio caso, quello per il quale ancora non si dà pace a distanza di anni. Victor, nonostante il fermo, crede che adesso finalmente si riapriranno le indagini, il suo vecchio amico, invece, pensa che sarà difficile convincere la polizia che ci sia un nesso, nonostante Victor gli abbia confessato che la piccola Nadia andasse spesso a trovarlo, mostrando un interesse quasi morboso per la storia dei suoi figli. È proprio mentre i due stanno discutendo nella stanza dell’interrogatorio della gendarmeria che arriva la notizia sorprendente: Nadia è tornata a casa, vestita di bianco e con una coroncina di fiori. Come Solène. Ma la bambina tace, si rifiuta di parlare con chiunque, non una parola nemmeno con la neuropsichiatra infantile arrivata da Avignone per collaborare con la polizia. Jean Wimez cala tutti i suoi assi con Fabregas - l’anzianità, persino l’affetto – e lo convince a farlo andare a casa di Nadia Vernois. Dopo un’ora di monologo della dottoressa Florent, la piccola guarda il vecchio ex poliziotto, gli chiede se è amico di Victor Lessage. Poi aggiunge che ha un messaggio per quell’uomo, “Gli dica che Solène lo perdona”…

Nel 2018, questo romanzo dall’atmosfera ambigua, il quinto della scrittrice Sandrine Destombes, classe 1971, ha vinto il prestigioso premio VSD RTL presieduto da Michel Bussi, come miglior thriller francese. In effetti si tratta di una storia intrigante che scorre veloce e mantiene costantemente un certo equilibrio tra curate descrizioni e sufficiente approfondimento psicologico. È proprio l’ombra inquietante dell’ambiguità che si avvolge lentamente attorno all’infanzia dei gemelli scomparsi e a quella degli altri bambini che, dopo trent’anni, sembrano destinati alla stessa sorte, a tenere alta la suspense, perché questa per definizione è - o dovrebbe essere – l’età dell’innocenza. Invece in questo noir contorto e suggestivo come può esserlo la provincia sonnacchiosa e campagnola, sono segreti più o meno torbidi a sgranarsi lungo l’indagine che deve necessariamente ripercorrere quella di un vecchio caso irrisolto che continua a tormentare chi ne era stato coinvolto. Perché i segreti rimasti non svelati continuano a spargere il loro veleno, come una ferita purulenta che, se non pulita, può avere soltanto esito nefasto. La trama, non nuovissima ma nemmeno banale, si sviluppa piacevolmente anche grazie ad uno stile fluido attraverso capitoli brevi che sottolineano il ritmo che, segreto dopo segreto, si fa via via più serrato, fino al disvelamento finale, anche se questo – a dirla tutta – si intuisce già a qualche capitolo dalla conclusione. Un noir francese godibile che si può definire anche giallo psicologico e che regala una lettura veloce e intrigante, nonostante l’argomento che qualcuno ha trovato disturbante. Ma a volte, si sa, qualche lettore sprovveduto non è capace di scindere sufficientemente finzione letteraria e realtà, soprattutto in considerazione del fatto che spesso, come è noto, la realtà è ben più crudele e sconvolgente di qualunque finzione.