Il territorio della Repubblica Moldova al giorno d’oggi si trova tra la Romania e l’Ucraina ed è definito dai confini naturali dei fiumi Prut e Nistro. Lungo il corso del Nistro si trova la Transnistria, una minuscola striscia autoproclamata indipendente. Storicamente il territorio della Moldova e della Transnistria portava il nome di Bessarabia e fino al 1812 è stato uno stato vassallo dell’Impero Ottomano. Mentre si trascinava da anni la guerra tra Russia e Impero turco, alla fine la mediazione dell’impero britannico riuscì a convincere i turchi a cedere questi territori allo Zar Alessandro I, ponendo fine in questo modo alle ostilità. Questo permise ad Alessandro I di richiamare le truppe per affrontare la minaccia di Napoleone. Quello che di rado ci dice la storia è cosa sia successo in questi territori dal punto di vista artistico, letterario e dell’immaginario. Questa lacuna è stata finalmente colmata dal nuovo studio di Olga Irimciuc, studiosa di letteratura romena e comparata e dottore di ricerca presso l’Università statale di Chişinău. Come molti stati “all’ombra dell’Unione Sovietica”, anche la Moldova risente molto dei cambiamenti e delle temperature storiche dell’ex blocco orientale, che sono dei veri e propri capisaldi delle letterature del secondo dopoguerra: il periodo di sovietizzazione dell’arte (1945-1956); la fase della liberalizzazione dell’arte (1956-1989) spesso definita “destalinizzazione” o “disgelo”; la re-instaurazione dell’ideologia nazionale. Durante gli anni più bui del dominio russo in Bessarabia assistiamo anche a una durissima russificazione (la Russia ha alle spalle e nel suo presente una storia di imperialismo particolarmente violento), resa assurda dal fatto che in quelle aree si parla il Romeno, che non è una lingua slava, ma romanza. Quindi nasce così la “lingua moldava”, un’astrazione linguistica in cui da una parte viene adottato il cirillico, dall’altra sono introdotte nel romeno peculiarità sintattiche e linguistiche del russo, allo stesso tempo scoraggiando la formazione di neologismi di origine latina...

Olga Irimciuc prende in esame gli sviluppi della letteratura romena nella Repubblica Moldova seguendo le tre periodizzazioni introdotte da Bochmann e Stiehler e attraverso cinque ritratti generazionali. Come spesso succede nei luoghi in cui le peculiarità culturali sono soffocate da un’ideologia che vorrebbe tutto uguale o, per la precisione, tutto russo, ci troviamo di fronte a una letteratura che ricerca attivamente le peculiarità del passato. Quindi c’è un richiamo alle radici ancestrali sia in narrativa che in poesia. In questo secondo è opportuno ricordare almeno Grigore Vieru, le cui liriche sono state tradotte in italiano proprio da Olga Irimciuc. Durante il periodo sovietico l’area della Moldova si trova in una situazione di doppio confine: da una parte era la zona più orientale della Romania; dall’altra, la parte più occidentale dell’impero sovietico. Dal punto di vista culturale quindi la Russia non è un nemico, se si considera l’impatto su Ion Druţă di Tolstoj e Čechov. Non minoritario è del resto l’apporto della letteratura romena, ad esempio con il poeta Mihai Eminescu o Lucian Blaga. Molto affascinante la sezione del volumetto dedicata ai cronotopi, “interconnessioni tra tempo e spazio nel testo artistico” (Bachtin), in cui ad esempio il fiume Prut, confine naturale tra Romania e Bessarabia, diventa simile al muro di Berlino. Una nota sull’edizione di Graphe.it, che sembra quasi un omaggio ai quei manualetti un po’ di nicchia che erano la norma tra gli anni ’70 e ’80, molto gradevole da leggere e da tenere in mano. Particolarmente apprezzabile è lo stile espositivo di Olga Irimciuc: accessibile e discorsivo. La sua scrittura accompagna i lettori in un percorso tematico in cui non si rischia mai di perdere la bussola. Notevole il coraggio di prendersi il tempo di spiegare termini che potrebbero essere più ostici per i non addetti ai lavori, in un ambito come quello degli studi letterari spesso troppo ammiccante ai professionisti è rinfrescante. Se qualcuno si domanda se la letteratura romena nella Repubblica di Moldova sia una letteratura “minore”, è bene ricordare che tutte le letterature esprimono un sentire che arricchisce tutti gli studiosi e appassionati, e la pubblicazione di questo libro ha una grande importanza. Letteratura peraltro cosciente della propria marginalità come esprime un frammento di una poesia di Grigore Vieru: “Abito alla periferia / d’un amor. / Nel mezzo / vive la mia speranza. (Io abito)”.