Aldo Moro è vivo! Gioia, un po’ di incredulità, e soprattutto… sorpresa. Il regista insiste molto su quest’ultima emozione. Come se indicandogli tre tipi di reazione gli consegnasse in mano altrettante maschere da indossare in sequenza. Fosse così facile. A parte le sfumature che separano l’una dall’altra, quanto è difficile simulare questi stati d’animo in pochi secondi? Eppure la sequenza del ciak è chiara. Aprire il portabagagli dell’auto, vedere un corpo non più privo di vita come quello che ci ha purtroppo consegnato la Storia ed essere così invasi dalla…sorpresa. Guido Caffè ha poco, pochissimo tempo per elaborare questo processo emotivo. Non pare essere un problema per il suo partner, Labella. E sembra una sciocchezza anche per il professor Vettori, suo vecchio docente dell’università adesso ritrovato casualmente su quel set in qualità di consulente storico. Incredibile che si ricordasse di lui (va bene, “Caffè” non è un cognome che si dimentica facilmente, purtroppo. Strano e permeabile a mille prese in giro e giochi di parole), meno incredibile che non ricordasse l’argomento della sua tesi di laurea; anche se - coincidenza delle coincidenze - essa aveva ad oggetto proprio lui, Aldo Moro, e la sua triste fine nell’ambito del contorto e misterioso contesto politico di quegli anni difficili. Il ciak va meglio di quanto sperasse. La sorpresa è venuta fuori tutta. Non è stato facile concentrarsi. La mente di Guido è un back and forth di avvenimenti tutti in apparenza slegati tra loro, ma che sembrano ruotare attorno a un fatto che è stato un vero e proprio spartiacque della sua vita: l’omicidio di Carla Guglielmi. Stavolta vero, stavolta non dentro a un set cinematografico…

Il giallo di Alessandro Ferranti, Piccoli indizi di morte, è un collage di avvenimenti, brevi scene disseminate lungo un articolato corso temporale. Il protagonista è Guido Caffè, della cui vita seguiamo gli sviluppi attraverso diversi salti temporali e iniziando da quando, giovane laureato, cerca di sbarcare il lunario facendo la comparsa nei set cinematografici. Nel suo passato un avvenimento scioccante. Un incidente in un lago dove lui quasi perse la vita e dove invece morì davvero una ragazza di nome Carla Guglielmi, il cui omicidio diventerà per Guido un’ossessione. Cicatrice che si porterà dietro per lungo tempo, a partire dal ricovero in ospedale subito dopo il fatto, sino al verificarsi di un altro omicidio, in relazione al quale sarà fianco a fianco della commissaria Esther Palma incaricata dell’indagine. La cifra del romanzo è proprio la sua struttura, la marcatissima frattura tra fabula e intreccio che rende la narrazione un percorso tortuoso, un continuo passaggio tra il presente e il passato che lentamente, capitolo dopo capitolo, rende il mosaico intelligibile per il lettore. Faro sia temporale che fattuale è l’omicidio Guglielmi, in relazione al quale ogni capitolo è riferito, a indicare come sia quello il trauma attorno cui ruota la vita del protagonista e in definitiva gli avvenimenti del romanzo. Piccoli indizi di morte è un noir atipico, richiede al lettore pazienza e attenzione nello sbroglio della matassa, ma regala soddisfazione nel momento in cui si ristabilisce un ordine, e il quadro si svela in tutti i suoi particolarissimi dettagli.