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Sarebbe bellissimo

Sarebbe bellissimo

È il 16 marzo del 1978 e in via Bonaguro a Bassano del Grappa sembra una mattina come le altre: Olga prepara la colazione per i suoi familiari e si siede ad aspettarli, ma il marito la trova in vestaglia a fissare il vuoto. Alla domanda se stia male, lei si limita a scuotere il capo in silenzio. Pietro però capisce che qualcosa non va e decide di portare lui i bambini a scuola. In realtà non è una giornata come le altre: a Roma in via Fani i brigatisti Morucci, Fiore, Gallinari e Bonisoli aprono il fuoco sulle auto dell’onorevole Aldo Moro e degli uomini della sua scorta. L’appuntato Ricci, il maresciallo Leonardi e l’agente Rivera muoiono subito, il vicebrigadiere Zizzi spira dopo qualche ora, mentre l’agente Iozzino riesce a sparare qualche colpo prima di essere colpito a sua volta in fronte. L’onorevole viene rapito. Al ritorno da scuola Nora si sente contenta perché la sua compagna Cecilia l’ha invitata alla sua festa di compleanno, inoltre ha ricevuto un bel voto di inglese. L’aria è quasi tiepida, tra poco sarà primavera e allora forse la mamma starà meglio. Avvicinandosi a casa, però, la ragazzina sente una morsa allo stomaco, come le accade spesso ultimamente, e decide di allungare un po’ la strada. In giro le sembra di cogliere una certa agitazione, vede capannelli di gente che gesticola. Passa sul ponte Vecchio, davanti al Danieli, in piazza Libertà e si infila tra le bancarelle del mercato in via Verci, infine entra in casa trattenendo il fiato: qui trova gli scuri della cucina accostati, la tavola non apparecchiata e il lavandino colmo di piatti da lavare; la mamma, ancora seduta al tavolo, fissa un album di fotografie con la copertina rossa. Nora capisce che la donna non sta bene: è troppo assorta e inerte, poi la vestaglia le sta larga, i capelli sembrano incollati alla testa. La ragazzina apre la finestra e si mette a preparare il pranzo...

Paola Antonia Tasca, assistente del direttore creativo della Diesel, azienda che opera nel campo della moda, ci racconta una storia di vita quotidiana, affrontando l’impegnativo tema della malattia mentale attraverso il racconto della depressione che colpisce una madre di famiglia italiana degli anni Settanta del secolo scorso, fondendo la ricostruzione storica del caso Moro con l’esplorazione della routine e delle azioni banali di una vita piccoloborghese di tutti i giorni. “La vicenda Moro ha segnato qualcosa anche nella mia memoria personale. All’epoca ero una ragazzina e questo evento fu clamoroso. Del resto, anche con le persone che mi stavano vicine ho avuto lo stesso riscontro. E da adulta si confermava sempre lo spartiacque nell’Italia degli anni ‘70”, dice l’autrice in un’intervista su “vez.news”: “Ho utilizzato diverse fonti: quotidiani dell’epoca, documenti fotografici, racconti di persone che hanno vissuto la città di quegli anni. Siccome mi interessava restituire soprattutto la dimensione affettiva dei luoghi, ho scavato anche nei miei ricordi, per ritrovarla”, dichiara invece sul sito “albertotrentin.it”. Con questi materiali Tasca costruisce una storia in cui il dolore ha una grande parte, ma che viene narrata con leggerezza: “Questa è una storia struggente ma io dovevo renderla raccontabile: ho cercato di farlo sottraendo peso ma lasciandone intatto il senso più profondo, come direbbe Calvino”, continua Tasca nella stessa intervista. Questa levità la troviamo in uno dei primi capitoli del romanzo, dove la zia Angela dice alla tredicenne Nora: “Non credere [...], guarda che la vita a volte può sorprenderci e darci anche di più di quello che avevamo desiderato”. Nora l’aveva guardata. “Sarebbe bellissimo”, aveva detto, da cui il titolo. E il libro descrive proprio le traiettorie dei personaggi nel tentativo di seguire il proprio desiderio interiore fino alla sorprendente realizzazione dei loro destini: nell’ultimo capitolo l’aggettivo “bellissimo” è la parola conclusiva, utilizzata per descrivere i membri della famiglia, come a sottolineare che gli eventi li hanno completati e arricchiti, permettendo loro di sviluppare la proprie potenzialità nella misura in cui hanno rinunciato agli schemi da borghesi benpensanti e hanno assecondato la loro vera interiorità.