Salta al contenuto principale

Diario di un seduttore

Diario di un seduttore

La ragazza è seduta, da sola, sulla balconata al primo piano del locale e guarda nella sala di sotto. I clienti al bancone o nei séparé, svaniscono nella penombra e quasi non si distinguono. Nessuno fa attenzione a lei che, con la sua aria inquieta, non ha nulla delle ragazze che di solito frequentano i bar. Deve avere una ventina d’anni, nel cuore, il vuoto di sempre. È la prima volta in vita sua che beve whisky, è il terzo bicchiere della serata e ne ordina un quarto. Chiude gli occhi e rimane seduta nel buio percorso da linee rosse e verdi che ondeggiano. Persa nel suo mondo, batte sul tavolino il ritmo di una polka, suonata forse da un violino e una chitarra: le piaceva questo pezzo, una volta, quando era felice. Le lacrime cominciano a scorrerle sulle guance, mentre alla polka segue un valzer, poi un ritmo che non conosce. All’improvviso sente una voce di basso che non dimenticherà più: il brano è lo Zigeunerliedchen di Schumann, una canzone che le riporta alla mente tristi ricordi. La ragazza si decide ad aprire gli occhi, si sporge dalla balaustra, ma non riesce a capire a chi appartiene quella voce. Inizia allora a cantare, accordandosi magnificamente con il basso. In preda alla curiosità, si alza, scende le scale e scopre che a cantare è un uomo solo, seduto in un séparé, che la invita a unirsi a lui. Dopo che l’uomo ha pagato il conto per entrambi, escono dal locale e finalmente può vederlo bene: sulla trentina, un viso dai tratti decisi, abbronzato, con un vestito sobrio dall’ottimo taglio. Il sogno di ogni ragazza, anche se insieme formano una coppia molto mal assortita. Diverse ore dopo, sprofondano insieme sul sedile posteriore di un taxi, diretti in un posto dove possono fare una bella dormita… Sta aggrappata con tutte e due le mani al davanzale della finestra, ma con la mente è ancora a quella scena di sei mesi prima, nel bar. Non rimpiange di essere andata a letto con quell’uomo, perché nella desolazione della sua quotidianità, quell’incontro di una notte è stato l’unico momento luminoso. Appesa al davanzale, con le braccia magre che stentano a reggere il peso del corpo e pronta a lasciarsi cadere dal sesto piano, si chiede perché quell’individuo dalla bella voce sia sparito per sempre dalla sua vita, dopo un unico incontro. Ma non gli porta rancore, anzi, se è riuscita a tirare avanti per altri sei mesi, è solo grazie a quella sera con lui. Per quale motivo, però, lui l’ha messa incinta, se poi è sparito? Il freddo muro di cemento le impedisce di respirare. La parte inferiore del corpo diventa sempre più pesante e le braccia ormai del tutto intorpidite. All’improvviso ha paura. Paura di morire. Cerca disperatamente di fare forza sulle dita aggrappate al bordo del davanzale, ma non le sente più. I muscoli delle spalle e delle braccia sono paralizzati. Una dopo l’altra, le dita iniziano a mollare la presa. Per ultimo il dito medio, quello calloso, cede, lei perde il contatto con la realtà e lascia il davanzale…

L’esordio nel mondo della letteratura di Masako Togawa avviene nel 1962 con la pubblicazione del romanzo Residenza per donne sole, vincitore di un prestigioso premio e capace di attirare l’attenzione dei lettori giapponesi e stranieri. In questa opera prima, come suggerito dal titolo, quasi tutti i personaggi sono femminili — quattro donne che vivono in un condominio, senza alcuna speranza di avere una famiglia a causa dell’età —, e l’attenzione si sofferma più sui pensieri, gli stati d’animo e le frustrazioni delle protagoniste, che sui delitti o sulla risoluzione del caso. Invece, in Diario di un seduttore, pubblicato l’anno successivo, la narrazione segue una trama più lineare, con una serie di omicidi, un colpevole da scoprire seguendo gli indizi. Il romanzo si apre con l’incontro casuale fra una giovane e un uomo in un lounge bar. Sei mesi dopo assistiamo al tragico suicidio di quella stessa ragazza, Obana Keiko, rimasta incinta dopo l’avventura di una notte. La polizia, convinta che si tratti di un gesto dovuto alla vergogna di aspettare un bambino fuori dal matrimonio, convoca la sorella, Tsuneko, a cui non rimane che promettere a se stessa che farà di tutto per vendicarsi dell’uomo che ha sedotto e abbandonato Obana. A questo punto entra in scena il protagonista: Honda Ichirō, un ingegnere che per lavoro si è stabilito in un hotel a Tokyo, lontano dalla ricca moglie Taneko che vive a Ōsaka con il padre e la fedele governante. Le sere in cui è fuori casa non solo passa da un locale all’altro dando la caccia alle potenziali vittime, donne sole con cui avere rapporti occasionali, ma ha anche l’abitudine di descrivere nei minimi dettagli i tanti incontri avuti in un diario che conserva gelosamente. Quando tre di queste donne vengono assassinate una dopo l’altra e gli indizi accusano proprio Ichirō, l’uomo viene incarcerato e condannato a morte. Il noto avvocato Hatanaka, però, convinto della sua innocenza, incarica un tirocinante del suo studio legale, Hajime Shinji, di cercare prove che possano scagionarlo. Il finale del romanzo rivela con un colpo di scena davvero inaspettato il vero colpevole dei delitti e, soprattutto, il suo movente. I personaggi principali sono quasi tutti maschili, mentre le donne, pur ricoprendo i diversi ruoli di oggetto sessuale, vittima e carnefice, sono apparentemente più marginali, passive, anche se determinanti. Il punto di vista è esterno e onnisciente, tranne nell’epilogo, e ancora prevalentemente maschile. Ritroviamo in questo romanzo la convinzione dominante, tipica dell’epoca — siamo negli anni ’60 —, che la sessualità femminile debba essere esclusivamente legata alla maternità: l’immagine della buona moglie e madre si contrappone, in un sistema familiare patriarcale, all’uomo in carriera. Molti personaggi, comprese le vittime, sono accomunati dalla frequentazione dei diversi locali della città: le atmosfere raffinate dei café con musica di sottofondo, dall’aria più occidentale, si alternano a locali tradizionali, come le case da tè, ristoranti e alberghi in tipico stile architettonico giapponese. Diario di un seduttore, a distanza di molti anni dalla sua pubblicazione, rappresenta una straordinaria finestra sulla cultura giapponese e, affrontando le conseguenze della misoginia, dei doppi standard sessuali e delle rigide aspettative culturali legate ai ruoli di genere, rimane drammaticamente più che mai attuale.