Intervista a Carolina Capria

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Quindici parole attraverso le quali crescere, soprattutto perché le parole non sono scelte a caso e nemmeno pronunciate superficialmente: è una suggestione molto interessante quella attraverso la quale si presenta la cosentina Carolina Capria, scrittrice impegnata con un libro sul capolavoro di Louisa May Alcott a raccontarci il mondo delle (degli) adolescenti ma non solo, perché attraverso questo impariamo qualcosa di noi adulti ogni giorno. Con lei, che da anni vive a Milano ed è attivissima sui social, abbiamo fatto due chiacchiere anche in generale sulla sua scrittura e sul suo rapporto con i lettori.




Una battaglia di genere, la tua. Ma il radicamento della discriminazione, a volte, non ti toglie le forze?
Sì, ma fortunatamente – almeno per il momento – non me le toglie in modo definitivo. A un certo punto la voglia di combattere e anche quella di portare avanti i principi in cui credo, tornano. Penso di essere stata educata così: dai miei genitori, certo, ma anche da ciò che ho letto e ciò che ho visto.

Parlaci di Nel mondo di Piccole Donne, con cui porti l’attenzione su un libro che è stato davvero fondamentale per ciascuna di noi. Ma può esserlo ancora?
Io ne sono profondamente convinta e il film di Greta Gerwing che da poco è passato nelle sale cinematografiche ne è la prova. Quella delle sorelle March è una storia senza tempo, perché racconta la crescita, innanzitutto e anche quanto sia difficile per una donna trovare il proprio posto nel mondo – tema questo, purtroppo, dannatamente attuale.

Tutte vorrebbero essere Jo e la prendono a modello, ma tu dichiari di essere più vicina a Beth. Decisamente curioso, perché?
Ma anche io ho desiderato essere Jo, soprattutto quando ho letto Piccole donne la prima volta. Avevo occhi solo per lei e non avrei mai ammesso di essere una Beth. Ma la verità è che, allora, ero molto più vicina a lei, la sua timidezza la conoscevo bene, era “il nemico che si annidava nel mio cuore”. Jo ha insegnato tanto a tutte noi, questo è indubbio e io credo anche che tante donne oggi non sarebbero come sono se da bambine non avessero pensato di voler diventare come Jo.

Quindici parole per entrare nel mondo di Piccole donne che sono le stesse quindici per diventare grandi... Bastano?
Non ne basterebbero nemmeno un centinaio, perché crescere rimane una delle esperienze più complicate che ci è dato vivere. Però ho scelto delle parole che secondo me, a una ragazzina o un ragazzino, può essere molto utile conoscere. Il linguaggio ci trasforma, usare le parole giuste, conoscerne a pieno il significato, significa diventare anche persone migliori.

Se dovessi trovare oggi quattro piccole donne da prendere come esempio, chi ti verrebbe in mente?
È quasi impossibile non citare Greta Thunberg, perché lei ci ha dimostrato chiaramente come si possano fare cose grandissime e anche cambiare il mondo, lottando con i mezzi che si hanno a disposizione. Ma visto che ho l’occasione di farlo ti dirò che ogni volta che partecipo a una manifestazione o a un corteo non posso fare a meno di notare quante ragazze ci siano. Mi si riempie il cuore di gioia nel vedere come le nuove generazioni in realtà sentano l’impegno politico. Quelle che incontro alla manifestazione che si tiene l’otto marzo, per esempio, sono piccole donne da prendere a esempio.

Ti piace l’idea di essere l’autrice di quello che è già definito come il “manuale per crescere”? È una bella responsabilità...
Enorme. Ma è bello prendersi delle responsabilità, ci rende adulti e quindi posso solo dire che ho fatto del mio meglio per offrire a chi leggerà uno strumento per osservare il mondo. Il resto dovranno farlo i ragazzi.

Non è la tua prima fatica letteraria, anche se sei giovanissima! Ma ti rivolgi sempre alle adolescenti, raccontandole nei loro mille problemi. Questa conoscenza ti deriva da esperienze, amiche, condivisioni o che altro e soprattutto, qual è il riscontro che hai avuto da parte delle tue lettrici?
In realtà così giovane non sono, ma grazie! Non ho una risposta alla tua domanda, posso solo dirti che quando penso una storia è molto facile che abbia per protagoniste delle ragazze, è il mio modo naturale di progettare e creare. Spesso le mie lettrici mi scrivono (è capitato soprattutto con La circonferenza di una nuvola) e quando accade sono la persona più felice del mondo.

Anche perché hai aperto una pagina Instagram, “#lhascrittounafemmina”, che è un progetto specifico con un suo manifesto specifico. Dopo un paio di anni e circa 22 mila followers, sei soddisfatta del risultato? Peraltro tra i tanti libri che scegli, scritti da donne, non parli soltanto alle ragazzine!
Non ho mai fatto nulla nella mia vita ponendomi obiettivi diversi dal fare le cose bene. Quindi anche per “L’ha scritto una femmina” è andata così. Non sapevo cosa sarebbe diventato e se sarebbe diventato qualcosa, ma volevo fare del mio meglio per renderlo un posto in cui le parole fossero importanti e scelte con cura. Quindi sì, sono contenta e grata di tutto.

Quali altri progetti hai nel cassetto e soprattutto quali risultati ti proponi di raggiungere?
I più grossi progetti che ho non hanno a che fare con la scrittura, ma più con la voglia di creare sempre più dei posti e degli spazi di condivisione non solo virtuale. Ma per il momento è tutto solo nella mia testa, vedremo…

Hai, per concludere, uno spazio per fare un appello alle tue lettrici e a coloro che ti seguono: come possiamo aiutarti nei tuoi progetti?
Io spero che dalle mie parole e dalle mie attività emerga chiaramente una cosa: ogni scelta che facciamo è politica e contribuisce a cambiare – in male o in bene – il mondo. Anche gesti che sembrano di nessun valore, in realtà modificano l’aria che respiriamo. Cosa leggere, chi sostenere, che battaglie combattere, ma anche cosa mangiare e cosa e dove acquistare, quali parole usare: ogni scelta va fatta con la consapevolezza che noi siamo parte attiva del mondo che viviamo.

I LIBRI DI CAROLINA CAPRIA



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