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La notte dell’equinozio

La notte dell’equinozio

Elia Greco soffre di strane amnesie e se ne accorge quando ritorna dopo anni nel suo paese di origine, Lavari, in Liguria. In treno nota una notizia sul giornale di un tizio seduto di fronte che lo sta leggendo. Parla del decesso di Amedeo Cordero, titolare con il fratello Livio di una clinica privata costosissima, ma al tempo stesso super richiesta (al punto che è necessario prenotare un ricovero con largo anticipo) e di laboratori farmaceutici e scientifici tecnologicamente avanzati dove si eseguono ricerche all’avanguardia. Al vecchio Amedeo subentra il nipote, Andrea Cordero, psichiatra e figlio di Livio. Elia pensa che questi nomi gli dicono qualcosa, ma non ricorda cosa. Al suo paese gli succedono cose strane e lui continua a non ricordare nulla del suo passato. Così ritorna a casa e si rivolge a un investigatore, Roberto Strada, titolare dell’omonima agenzia che dirige in società con la figlia Lara Ferri (per strategia aziendale ha assunto il cognome della madre) che è la prima, anche se poco convinta, a occuparsi delle prime indagini del caso Greco. Peraltro Lara ha bisogno di distrazioni, perché è stata mollata proprio da Andrea Cordero che si dice troppo preso dalle novità sul lavoro, tanto che le chiede di poter stare da solo, tranquillo, con i suoi tanti impegni professionali del passaggio di consegne. Insomma, vuole troncare la loro relazione in vista delle tante e tali responsabilità che gli deriveranno dal lavoro in clinica e nei laboratori. Ovviamente Lara non la prende bene...

Romanzo d’esordio di Mauro Ignazio Alò e di sicuro un ottimo inizio! Al di là dell’essere frutto di fantasia, il romanzo si occupa di cervello, ricordi, dislocazioni delle emozioni nella materia grigia e questo è un argomento che come sempre è in grado di affascinare e attirare l’attenzione. Se poi ci aggiungiamo anche i canoni di un thriller in cui vittime e carnefici spesso si confondono, in un mescolare le carte continuo, il risultato è un libro che tiene il lettore con il fiato sospeso a pensare a una serie di congetture diverse, in cui si sospetta di tutto e di tutti, in cui, spesso e volentieri, non si riesce nemmeno a credere agli eventi che si susseguono, ai ritrovamenti di cadaveri, alla capacità di diventare “trasparenti” di personaggi noti, per lo meno conosciuti da chi è direttamente coinvolto dallo svolgersi delle ricerche e delle giornate. Di grande spinta per chi ha la necessità di una buona dose di coraggio, la caparbietà con cui il commissario, non certo in ottima salute, spinge se stesso e soprattutto il suo corpo che sembra non rispondere più ai comandi del suo cervello, ad andare avanti, a superare le difficoltà, a non mostrare segni di cedimento. Alla fine, però, il reale colpevole, quello “manuale” per intenderci, paga per i suoi misfatti, ma in realtà si tratta solo di apparenza, perché chi ha davvero la responsabilità di quanto succede non subirà mai la reale punizione, soprattutto, pur se ne sono consapevoli tutti, potrà, non appena si spegneranno i riflettori, riprendere con le sue malefatte che hanno prodotto diversi cadaveri e molti scheletri nell’armadio...