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La ragazza del cinema

La ragazza del cinema

C’è un divano nel salone della casa disabitata. Ci sono anche alcune poltrone; la finestra lascia passare la luce invernale, nebbiosa e cupa. Si sente il rumore del mare. Nella stanza ci sono un uomo ed una donna che stanno parlando, già da un po’. Non si guardano e sono in piedi, addossati alle pareti ed ai mobili, esausti. Sono arrivati separatamente in quella casa, le loro valigie ed i loro cappotti sono stati lasciati in punti diversi del salone. I due hanno una trentina d’anni e si somigliano. Stanno parlando tra loro con dolcezza. Parlano delle estati di tanti anni fa, quando erano solo due adolescenti. Mentre ricordano, la loro voce si spezza e si fa morente, entrambi cercano nella memoria quanto è accaduto e parlano nello stesso dolore e dello stesso dolore. Ricordano e raccontano della loro voglia di partire, di andare via. Lei poco alla volta rammenta e parla con lentezza, spesso si ferma e poi riprende a ricordare. I due raccontano di un amore puro, assoluto. Raccontano ad occhi chiusi la loro storia di amanti, il loro desiderio di amore irrealizzabile, poi si guardano e piangono... Lampade accese e tende tirate in un soggiorno cupo e chiuso, con tappeti e specchi. Al centro della stanza c’è un tavolo rotondo, sopra al quale giacciono due manoscritti. Due persone sono sedute al tavolo e stanno per leggere la storia. Fuori è notte fonda. La storia racconta di una strada e di una donna ferma sul ciglio, ad aspettare. È una donna di una certa età, vestita in modo informale. Intorno a lei non ci sono case, solo una valigia che la donna tiene accanto a sé. Passa un camion, si ferma e la donna sale. Il camion riparte. La donna, dal finestrino, guarda il paesaggio, il mare da lontano, il cielo bianco, il freddo. E canta. Poi comincia a parlare: parla di ciò che vede fuori, della fine del mondo, della morte, della solitudine e delle nuove scoperte sulla nascita dell’uomo...

Nel 2014, in occasione del centenario della nascita di Marguerite Duras, una delle più grandi intellettuali francesi del Novecento, è stato pubblicato questo volume, che racchiude due racconti che hanno la struttura di due sceneggiature cinematografiche. Si tratta di Agatha, edito in origine nel 1981 – dal quale è stato tratto nello stesso anno il film Agatha et les lectures illimitées – e Il camion, portato al cinema nel 1977, in concorso al festival di Cannes, con la Duras in veste anche di regista e Gérard Depardieu impegnati nella lettura del testo di fronte alla macchina da presa. I due lavori sono accomunati, oltre che dal fatto di essere stati scritti per il cinema, appunto, dal senso di sconfitta che traspare in ogni riga. In Agatha fratello e sorella si ritrovano, dopo tempo, nella casa al mare. Hanno cercato di separarsi – per riuscire a cancellare un amore proibito ed incestuoso – ma non sono mai davvero riusciti a farlo completamente. Ed ecco allora che torna questa matassa di pulsioni contrastanti, percepite come irrealizzabili e pure allo stesso tempo, insieme all’incapacità di governarle o viverle appieno. La stessa sensazione di sconfitta si respira leggendo Il camion, la storia di una donna che ogni sera riesce a farsi dare un passaggio da un diverso camion ed ogni sera racconta la propria vita ad un autista diverso, che tuttavia non l’ascolta. In questo caso, attraverso le parole inascoltate della donna e la sensazione di inquietudine dell’intera situazione, si avverte il senso di sconfitta cui il mondo intero è destinato, un senso di perdita totale e totalizzante. Capace di una scrittura concisa ed acuta, in grado di esplorare il sentimento umano ed i suoi misteri, l’autrice francese riesce ancora una volta, grazie alla sua peculiare cifra stilistica, a regalare al lettore un piccolo gioiello, impregnato di nostalgia e coraggio, da conservare e rileggere di tanto in tanto.