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La Sacra Corona – Storia, psicologia e sociologia del rosario

copertina del libro

Grignion da Montfort ha scritto nel 1711: “Che? Vuoi portare con te una grande corona, come una donnetta? Ne ho viste di piccole, quelle di una decina… vale quanto quella da quindici decine. Come? Vuoi appendere la corona alla cintura? È una bigotteria: mettila al collo, come fanno gli spagnoli: sono dei grandi rosarianti e mentre tengono una grande corona in una mano, nell’altra hanno un pugnale per darti un colpo da traditore. Lascia perdere, lascia perdere queste devozioni esteriori, la vera devozione sta nel cuore”. Sono in molti ad avere giudicato negativamente una delle devozioni extraliturgiche più famose associate al cattolicesimo. Addirittura, Papa Giovanni Paolo II, nel Rosarium Virginis Marianae, lo ha definito “una pratica arida e noiosa”. Effettivamente, nel nostro immaginario collettivo, il rosario è considerato sostanzialmente una preghiera per bigotte e ottuagenarie, una forma di comunicazione con il divino oramai superata dal tempo. Sembrerebbe quindi inutile occuparsene e dedicare del tempo al suo studio. Che altro avrebbe da dirci il rosario nel terzo millennio della storia umana dalla nascita di Cristo se non attestare la sua inevitabile obsolescenza? Il rosario però è molto di più. Il rosario è un vero e proprio rito collettivo, un modo per costruire una precisa identità sociale e religiosa. Secondo alcune interpretazioni, corroborate anche dalle autorità pontificie, il rosario rappresenta un vero e proprio motore della storia. Si pensi ad esempio alla battaglia di Lepanto del 1571 che sarebbe stata vinta proprio grazie al rosario, grazie alla determinazione e alla concentrazione tipiche della sua pratica quotidiana…

Romolo Giovanni Capuano è un criminologo e sociologo, specializzato negli aspetti storici e psicosociologici dei fenomeni religiosi e mediatici. Questo suo saggio offre al lettore un’analisi storica e psicologica del rosario, un oggetto che ha ancora grande peso nell’immaginario collettivo di ognuno. Un vero e proprio fatto sociale complesso che ha grandi effetti psicosociali, psicofisici, comunicativi e che influenza la vita di tutti i giorni di moltissime persone in tutto il mondo. Ha una sorta di effetto anestetico nei confronti delle proteste sociali, azzerando qualsiasi anelito rivoluzionario sul nascere. Nel primo capitolo viene presa in esame la storia del rosario, il secondo è dedicato a un’analisi sociologica del rosario, il terzo capitolo illustra gli esiti psicologici della sua pratica continua, il quarto capitolo tratta del rosario come arma spirituale e materiale e infine il quinto capitolo si sofferma sul tema più generale dell’utilità della preghiera, soprattutto la preghiera di petizione. Ne risulterebbe che il rosario non può essere considerato una devozione ammuffita, un materiale teologico di risulta. Al contrario, il rosario rappresenta un hapax sociologico, la cui investigazione critica, e non banalmente apologetica o denigratoria, costituisce una sfida avvincente per ogni sociologo degno di questo nome.