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L’ultima erede di Shakespeare

L’ultima erede di Shakespeare

Intorno al 1580, in una vivacissima Messina, “scalo di flotte, mercanti, feriti e prigionieri sulle rotte per la Terrasanta”, vive Michelagnolo Florio, figlio di un medico ebreo, Giovanni, e di donna Memma, cattolica di nobile famiglia palermitana. Quello di Giovanni e Memma era stato un amore proibito e ostacolato dalla famiglia di lei che già l’aveva promessa in sposa al nobile spagnolo Tagliavia d’Aragona: i due, costretti alla fuga da Palermo, avevano trovato riparo a Messina, dove sarebbe nato il loro unico figlio. Michelagnolo riceve una istruzione cattolica presso il convento francescano della città, appassionandosi sempre di più alla letteratura, a dispetto dei desideri del padre che vorrebbe iniziarlo ai segreti dell’antichissima arte medica da lui esercitata. Purtroppo antichi rancori e venti di vendetta tornano a perseguitare i Florio che, come il mitico ebreo errante, fuggono nuovamente, stabilendosi prima a Milano e poi a Verona. Il destino di Michelagnolo però lo spinge ancora oltre, verso mete lontane ed incontri inattesi che gli riserveranno incredibili avventure. Attraverso un’Europa sconvolta da lotte fratricide, guerre di religione, scontri tra puritani, anglicani e papisti, dopo aver incontrato grandi personaggi come Miguel de Cervantes e Giordano Bruno, Michelagnolo giunge in Inghilterra. A Londra, grazie al cugino John Florio, il giovane messinese ha il privilegio di essere introdotto alla corte di Elisabetta I e, successivamente, di conoscere, in modo del tutto fortuito, il grande “bardo”. Dall’amicizia con il poeta di Stratford, per un groviglio di coincidenze, Michelagnolo otterrà ciò che non aveva nemmeno osato sperare... Sempre a Messina, però ai giorni nostri, vive Lisa, o meglio Elisabetta Villa, un’insegnante di inglese dalla vita un po’ vuota e monotona. Dopo la rinuncia a una carriera universitaria ad Harvard per un amore destinato a concludersi infelicemente, Lisa conduce un’esistenza alquanto triste, soprattutto da quando ha dovuto ricoverare in un ospizio la madre malata, rimanendo così sola in un palazzo di famiglia troppo grande e troppo pieno di ricordi. A sconvolgere il ritmo sempre uguale delle sue giornate arriva la lettera del professor Leonardi, un suo vecchio insegnante dei tempi dell’università, che le comunica di avere importanti rivelazioni da farle riguardanti la sua famiglia: all’appuntamento però lui non si presenta, scomparendo per sempre. Altre tristi coincidenze si affastellano, fino a quando compare sulla scena sir Thomas, un distinto signore dalla fisionomia vagamente familiare e dal fascino intramontabile del più famoso degli 007, che afferma di essere un vecchio amico della madre. Sarà proprio lui ad aiutare Lisa a dipanare la matassa di un mistero che la porterà molto indietro nel tempo, fino a congiungere la sua Messina con quella di Michelagnolo e il suo amore per la poesia con la storia della sua famiglia...

Elvira Siringo ne L’ultima erede di Shakespeare, con una trovata del tutto originale, riscrive una pagina della storia letteraria mondiale, mescolando culture e lingue diverse (l’inglese, l’italiano e il siciliano) in un intricato romanzo che è sì storico, ma anche un po’ giallo e un po’ sentimentale. Le due vicende parallele, quella di Michelagnolo e quella di Lisa, si alternano capitolo per capitolo, ma allo stesso tempo si intrecciano, occupato l’uno a vivere quella stessa storia che l’altra cerca di sciogliere inseguendo le tracce, gli oggetti, le parole che provengono da un’epoca tanto lontana e che il destino ha scelto di restituirle. La concatenazione delle due storie avviene anche a livello formale, attraverso le parole conclusive di molti capitoli riguardanti Lisa, riprese all’inizio di quelli successivi che proseguono la vicenda di Michelagnolo. Ad unire passato e presente concorre anche il nome “Elisabetta”, che designa la protagonista ma anche le due regine che fanno da sfondo alle vicende contestualizzandole, pur nella loro assoluta originalità. Infine, assolutamente geniale è la comparsa di sir Thomas, l’anziano 007, dal carisma indiscutibile, che sa unire il fascino senza tempo del giovane Sean Connery nelle vesti di James Bond con l’appeal maturo dell’attore in ruoli successivi, come Guglielmo da Baskerville nel Nome della rosa. La saggezza di questo originale 007 guiderà Lisa in una ricerca che non riguarda solo una storia familiare, ma anche il senso della vita e il significato dell’amore più profondo che non conosce limiti, soprattutto d’età.