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Ontologia orientata agli oggetti

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Sono quasi infinite le strade del pensiero speculativo. E la filosofia dimostra una insospettata vitalità anche in epoche, come quella odierna, in cui tutto sembra condannato all’irrilevanza. Alla rapida dissoluzione. Ecco quindi che si profilano nuove prospettive e nuove proposte. Come quella di un approccio integralmente realista, ma con una declinazione diversa rispetto al passato. Si tratta di una nuova forma di ontologia, sia pure non troppo lontana dall’assunto per cui la riflessione sull’essere resta fondamentale. Come sosteneva Heidegger. Certo, i tempi di Parmenide e Platone sono lontani. Si vive adesso nell’epoca del trionfo della tecnica. Nel tempo delle esplorazioni spaziali e delle sempre più ardite teorie scientifiche. Il trionfo delle scienze fisico-matematiche è innegabile. Lo dimostrano le applicazioni pratiche e i mirabolanti progressi nel campo della conoscenza. Ma la scienza stessa, si ribadisce in questo saggio, non può comunque risolvere tutti gli enigmi dell’essere. Soprattutto, non è in grado di approdare a quella visione unificante, a quella teoria unica in grado di spiegare il tutto. Questo resta il campo d’azione della filosofia. Che è l’ambito in cui soltanto si può tentare la composizione di una visione del mondo unitaria; in cui, cioè, si va oltre la scoperta galileiana-newtoniana che il mondo fisico è governato dalle medesime regole…

L’ontologia orientata agli oggetti messa a punto da Graham Harman, professore di filosofia al Southern California Institute of Architecture di Los Angeles (SCI-Arc), aspira proprio alla totalità. Poggia sulla rivendicazione che si debba andare oltre la riduzione del mondo ad una serie di oggetti meramente fisici. La realtà, argomenta l’autore, è ben più ricca e variegata. Sono infatti reali anche i fantasmi dell’immaginazione, le fantasie artistiche e letterarie. Sono reali i personaggi creati in passato da grandi scrittori ed entrati nell’immaginario collettivo. E sono altrettanto reali le finzioni entro cui si dispiega la vita stessa dell’uomo. Da qui deriva l’urgenza di ri-definire i recinti del reale. Allargandoli e rivendicando una visione estensiva della realtà stessa. La traduzione - firmata da Olimpia Ellero, mentre la curatela invece è di Francesco D’Isa - dell’opera più rilevante di Harman arriva dunque opportuna in un momento storico nel quale si sente, ancora di più, il bisogno di ritrovare un senso dell’esistenza. E di superare le secche di un arido approccio puramente materialista e scientifico all’essere. Denunciando, altresì, il fallimento di quella prospettiva antropocentrica a lungo vincente nel pensiero occidentale. Non un nuovo umanesimo occorre dunque, ma piuttosto l’approdo ad una filosofia che, senza misconoscere i progressi della conoscenza scientifica, punti alla costruzione di una nuova metafisica. Una metafisica non astratta, ma saldamente ancorata alla realtà colta nella sua interezza.