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Orient Express

copertina del libro

“Chi viaggia in treno ha una accettazione fatalistica dell’idea di orario. Consapevole dell’ineluttabilità filosofica del nascere e del morire, chi si appresta a un viaggio mette in conto la possibilità di un ritardo e la vive con pacifica rassegnazione”. Tino cerca di ricordare dove ha letto quella frase, mentre attende che il treno sul quale è seduto parta: Nightjet 469 Parigi–Vienna. C’è un qualcosa di vagamente ironico in questo ritardo esattamente all’inizio del loro viaggio. Trenta minuti di ritardo, cause imprecisate e neanche sono ancora partiti alla volta di Istanbul, destinazione finale… Costruito nel 1892 per fornire ristoro ai viaggiatori prima dell’arrivo ad Istanbul, il Pera Palace ha mantenuto intatto il suo antico splendore. Sprofondati nelle poltroncine nella sala d’attesa, mentre aspettano che qualcuno gli dica che, sì, effettivamente c’è una prenotazione a loro nome, Marco e Tino si concentrano sul via vai di ospiti e sull’arredo, “un po’ barocco ed eccessivo”. Ma il Pera Palace è stato – e lo è ancora – una istituzione. E se chi è appassionato di storia ci fa tappa perché si narra che Agatha Christie abbia scritto quasi interamente il suo Assassinio sull’Orient Express, i più giovani lo visitano perché ambientazione di una delle serie tv più di successo in Turchia…

Entrato nell’immaginario comune grazie all’omonimo romanzo giallo di Agatha Christie, l’Orient Express è nato come treno passeggeri in grado di unire Parigi con Istanbul, riducendo di molto i tempi di percorrenza. Una tratta inaugurata il 4 ottobre del 1883 e proseguita quasi ininterrottamente sino al 1977, anno in cui l’Orient Express smise di correre su rotaie. Marco Carlone e Tino Mantarro, rispettivamente fotoreporter e giornalista entrambi amanti dei treni, ripercorrono la tratta Parigi-Istanbul, in un libro che trascina e coinvolge il lettore; facendolo sedere lato finestrino, Carlone e Mantarro offrono la possibilità di conoscere e ripercorrere la Storia che inevitabilmente ha intrecciato il destino del treno più famoso e arricchendolo con aneddoti più o meno noti. Con una scrittura scorrevole, capace di restituire il ritmo stesso del viaggio, Orient Express offre uno spaccato anche contemporaneo sul viaggiare in treno, ponendo l’attenzione su come questo sia forse l’unico modo di viaggiare rimasto che può essere inteso ancora come spazio di relazione. Un modo, dunque, non solo per conoscere il “mondo fuori” ma anche per conoscere un mondo “interno” fatto di persone che per motivi diversi condividono uno stesso spazio. Particolarmente apprezzata l’appendice, ricca di spunti e consigli per chi voglia ripercorrere la stessa tratta.