Salta al contenuto principale

Quando ormai era tardi

Quando ormai era tardi

A Dublino è il 19 luglio e giustamente fa caldo. Il sole batte di continuo sulla scrivania di Cathal, che guarda l’orologio e si accorge che sono solo le 14.27. Rimpiange di non essere uscito per pranzo, di non essere arrivato al canale e di non aver guardato i cigni abbuffarsi del pane lanciato dai passanti. Si alza a prendere un caffè, torna alla sua postazione, e sono le 14.54. Lo raggiunge un manager, gli chiede se sia tutto a posto e gli dice infine che se vuole può uscire, non è necessario che rimanga… Sono le tre del mattino quando attraversa il ponte di Achill Island: le si parano davanti la cooperativa di pescatori, il negozio di ferramenta, i generi alimentari, fino a quando la strada la conduce finalmente alla casa di Heinrich Böll. Trova la chiave esattamente dove il custode le aveva detto che l’avrebbe trovata ed entra. È tardi e va a dormire. Il mattino dopo si sveglia, inizia a preparare la colazione e assapora i suoi piani lavorativi, quando il telefono improvvisamente squilla… Sebbene sia felicemente sposata, ogni volta che le capita di stare via di casa si chiede come sarebbe andare a letto con un altro uomo. Quel fine settimana ha intenzione di scoprirlo. Con la scusa di comprare i regali per Natale, sale su un treno e parte per la città. È venerdì sera e, dopo aver fatto tappa in albergo, scende al bar a bere tequila e lime…

A novembre 2023 “il Post” scriveva che era un buon momento per la letteratura irlandese: Il giorno dell’ape di Paul Murray e Il canto del profeta di Paul Lynch erano entrambi candidati al Booker Prize. Nell’articolo veniva naturalmente citata la fortuna – e la fama – di Sally Rooney, quella di Lisa McInerney. Il nome di Claire Keegan non compariva, sebbene proprio quell’anno fosse stata nominata autrice dell’anno proprio in Irlanda. Il palmares e la bibliografia (a oggi) sono invidiabili, e leggendo Quando ormai era tardi ci si rende conto del talento della scrittrice. Tre “semplici” racconti – uno più lungo, gli altri due più brevi – in cui vengono messi in scena la violenza e il sopruso (economico, fisico, emotivo) perpetrato dagli uomini nei confronti delle donne. Tre relazioni – una coppia, due sconosciuti, due amanti – in cui Keegan magistralmente rappresenta le devianze umane, i difetti dicibili e quelli indicibili, nonché la supponenza e l’indisturbato potere maschile. Senza mai scrivere una parola di troppo, piuttosto sottraendo ciò che è superfluo per lasciar spazio a una prosa asciutta ma precisa, in cui i dialoghi sono brevi ma essenziali. Novanta pagine, tanto basta alla Keegan per delineare quella che a tutti gli effetti è la violenza di genere.