Alla lavagna c’è scritta una data e nient’altro: 8 marzo. La professoressa Antonelli non gira intorno alla richiesta: cercare una donna che abbia cambiato la società. Mette subito in chiaro che i ritardi non sono contemplati. In aula nessuno capisce davvero cosa cerchi: una scienziata, una regina, una che sta già sui libri di storia? Nora, seconda media, copia la consegna sul diario e la archivia dove finiscono tutte le ricerche, tra le cose da sbrigare, prima o poi. Anche gli altri brancolano nel buio, Sofia, Salima, Chiara, Simone, Carlo. Entro sera la chat di gruppo è già piena di link incollati alla svelta e di «ma tu chi hai scelto?», con quel misto di alleanza e sgambetto che a tredici anni funziona benissimo. A casa, però, cambia il vento. Nora ne parla e nonna Margherita comincia a raccontare non tanto gli aneddoti di famiglia, ma nomi, date, fatti. Donne a cui era vietato studiare e che l’hanno fatto lo stesso. Operaie entrate in fabbrica mentre gli uomini erano al fronte e rispedite a casa appena tornati. Inglesi finite in carcere per aver chiesto di votare, e proprio lì passate allo sciopero della fame. Intanto Dunja, la madre di Salima, porta in tavola un’altra geografia e domande che nessun manuale scolastico si pone. E nella chat, a poco a poco, iniziano a girare messaggi che con la ricerca non c’entrano più niente. Quelli veri…

Settenove nasce nel 2013 come prima casa editrice italiana interamente dedicata alla prevenzione della violenza di genere e all’educazione alle differenze, e Come un fiume sta esattamente dentro quel solco. Emilia Zazza, giornalista e autrice televisiva, si occupa di studi di genere da anni ed è la stessa firma di Trotula – medica rivoluzionaria, dedicato alla magistra salernitana dell’anno Mille: la vocazione a strappare all’ombra le donne che i manuali liquidano in una riga è identica. In apertura una nota di Concita De Gregorio, che dice una cosa sola: la storia non va riscritta, va raccontata per intero. L’intuizione che regge tutto è già nel titolo. Il femminismo come fiume carsico, che scava sotto la roccia, sparisce e riaffiora chilometri più avanti, la ragione per cui la lettura funziona meglio della lunga fila di albi di donne memorabili che affollano gli scaffali dei ragazzi da Storie della buonanotte per bambine ribelli in poi. Là una galleria di ritratti isolati, ognuno il proprio miracolo a sé; qui le donne stanno dentro una corrente, e si capisce che una ha potuto fare quella cosa perché un’altra, trent’anni prima, ne aveva fatta un’altra ancora. A dodici anni è una differenza che cambia lo sguardo. Le chat del gruppo, portate dentro la pagina, rendono la lettura rapidissima e danno ai ragazzi un posto dove pensare sul serio; le tavole di Arianna Melone alternano ritratti e scene d’epoca e tengono alla larga l’effetto enciclopedia illustrata. Quello che non arriva mai, e per un tema così non è poco, è la predica. Dagli undici anni in su, meglio se in due.