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Resti umani

Resti umani

Temperance “Tempe” Brennan divide la sua vita fra il Québec e il North Carolina. È un’antropologa forense e il suo capo, LaManche, l’ha richiamata mentre stava tenendo un seminario a Quantico, dove si trova anche uno degli agenti che sta seguendo una situazione critica. Da tempo, la battaglia per il controllo dello spaccio ha ripreso vigore fra bande di bikers a Montreal e i metodi con cui si eliminano a vicenda fanno sì che i loro resti finiscano spesso sotto le mani esperte di Temperance che, in quanto antropologa, interviene quando dei corpi rimane poco da analizzare. Rientrata a Montreal, dopo una breve sosta a casa, si reca all’Istituto di medicina legale. La situazione che le prospetta il suo superiore è veramente critica. La ricostruzione della polizia è che due bikers, in auto, stessero trasportando una bomba da lanciare nella sede dei rivali. L’uomo di guardia, ritenendoli sospetti, ha sparato, provocando l’esplosione dell’ordigno. Due corpi sono polverizzati, il terzo è morto successivamente in ospedale. A rendere ancora più complicate l’identificazione e l’attribuzione dei pezzi anatomici c’è il fatto che i due a bordo dell’auto fossero soggetti ben noti, nonché gemelli omozigoti. Addio all’aiuto del DNA. Dopo aver passato la giornata in una sala piena di pezzi di carne imbustati, decisamente stanca e senza il suo gatto Birdie, che, non amando l’aereo, sta approfittando di un passaggio da Charlotte (Texas) a Montreal sul camper del cognato, mentre mangia qualcosa viene interrotta dal suono del campanello. Non aspetta nessuno, ma la telecamera di sicurezza le mostra il detective Andrew Ryan. Dopo vent’anni di matrimonio e una separazione seguita da alcuni anni da single, recentemente Tempe ha deciso di cedere alle avances del detective, che è decisamente un gran bel pezzo d’uomo. La relazione è all’inizio e lui è passato per un veloce saluto. Entrambi ignorano che il giorno dopo l’antropologa avrà una motivazione tremendamente forte per identificare i morti e portare qualcosa di solido in tribunale. Che i bikers si ammazzino fra loro le è abbastanza indifferente, ma quando un proiettile vagante colpisce e uccide una bimba di nove anni che sta andando alla sua lezione di danza, cambia tutto…

Resti umani è il terzo romanzo della lunga serie con Temperance Brennan, uscito nel 2000, e potrebbe far pensare a un tentativo di imitazione dei romanzi precedenti che vedono protagonista un’altra medico legale. Sicuramente le analogie non mancano: entrambe hanno incarichi di alto livello, rapporti stretti con FBI, CIA e compagnia, ed entrambe si muovono su due territori. Ma le somiglianze finiscono qui. Brennan non è una wonder woman: è una professionista decisamente quotata, votata alla ricerca della verità e dotata di un particolare istinto poliziesco. Ha intuizioni che, collaborando con le forze dell’ordine, si rivelano spesso decisive. Nello specifico, oltre alla “rabbia” per il coinvolgimento e la morte di una bambina, c’è la scoperta che il nipote, figlio della sorella e ospite a casa sua ufficialmente perché la madre è in viaggio, “conosce” e frequenta personaggi equivoci legati proprio al mondo dei bikers. Le trame della Reichs, che prima di essere una scrittrice è stata ed è un’antropologa forense, richiamano molto spesso casi e situazioni che lei stessa ha vissuto e sui quali ha lavorato, in tutto il mondo. Allo stesso tempo, chiedo scusa, ma il parallelismo (non il confronto) con i romanzi della Cornwell viene spontaneo e le differenze sono eclatanti. Temperance è una donna normale, con i problemi delle persone comuni. Ha un ex marito con cui, tutto sommato, ha costruito un ottimo rapporto fra ex; ha una figlia che, crescendo, le ha dato tutti i problemi che gli adolescenti possono dare; ha ceduto all’alcol in un momento delicato della vita e ha accettato serenamente di essere, e di sapere che sarà per sempre, un’alcolista che pasteggia a Diet Coke. Dopo anni di solitudine ha iniziato una nuova relazione, che porta avanti fra alti e bassi. Non vive blindata, non è paranoica rispetto ai pericoli che, senza ombra di dubbio, il suo lavoro le procura di caso in caso. Ha rapporti normali con colleghi e superiori, con le normali simpatie e antipatie, ma senza che qualcuno tenti di farle le scarpe a ogni piè sospinto. Ancora più significativo è il fatto che, magari con qualche esagerazione, ma pur sempre di romanzi stiamo parlando, le soluzioni dei casi siano frutto, oltre che del suo lavoro, di intuizioni che il lettore riesce a seguire senza bisogno di una laurea. Per concludere, se un romanzo, dopo quasi trent’anni, è ancora fresco e appassionante, vale assolutamente il tempo che gli si dedica.