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La lezione

La lezione

La casa delle parole può essere definita come la casa dove si nominano e si rinominano le cose. Ogni lezione non è altro che un momento magico in cui tutto può accadere. Si può creare con le parole? In effetti l’autore sostiene che ciò sia possibile. Quando si scopre una stella, la si nomina e così si consente a tutti di ritrovarla nel caso di un possibile smarrimento. Anche quando nasce un essere umano, la prima cosa che si fa in tutte le società, è imporgli il nome. In tal modo l’individuo viene accolto nel gruppo sociale. Nel catalogo dei diritti fondamentali (art. 22 della Costituzione italiana) è codificato il «diritto al nome» come prerogativa inalienabile dell’essere umano. Dove ciò non può avvenire e – per mille ragioni – un bimbo si trova a nascere e morire senza nome, quella vita passa direttamente nel nulla, nell’oblio: si può ricordare il dolore che si prova nell’assistere al venir meno di una luce ma l’identità di un soggetto privo di nome è destinata a svanire. Nel branco, nel gregge, nella folla non ci sono nomi...

Gustavo Zagrebelsky, già docente di diritto pubblico all’Università di Torino e Presidente della Corte Costituzionale, riflette sull’istituzione scolastica e sullo strumento tipico del fare scuola: la lezione frontale. Il testo è ovviamente incentrato sul significato simbolico della lezione e sul rapporto tra il docente e la classe intesa come comunità. Le pagine del libro sono dense di sapere accademico e di citazioni letterarie e filosofiche: spunti preziosi per tutti coloro che intendono la lettura anche come esercizio meditativo. Un esercizio che nel caso di specie ruota attorno al tema istruzione e avanzamento sociale. Zagrebelsky ha difatti configurato il testo come una sorta di breviario laico intorno al sapere, dedicando i vari capitoli, in numero di sei: alle parole, alla trasmissione della cultura, al trasmettere insegnamenti, allo scoprire, alla classe, ai voti. Il settimo capitolo, quello finale, pone un raffronto tra la scuola di “un tempo” e la scuola attuale e si conclude con un invito agli insegnanti a superare le difficoltà e le rimostranze di allievi e genitori e ad amare la rispettiva professione. L’auspicio del celebre giurista è che “un’oretta di amore” ricevuta nell’ambito scolastico possa servire per un’intera vita allorquando il docente sia capace di trasmettere quanto da Egli appreso nel corso dei propri studi, alla generazione successiva. Il saggio si conclude con la postfazione dell’autore che cita una frase del filosofo russo Pavel Aleksandrovič Florenskij “Una lezione non è un tram che vi porta da un posto all’altro, ma è una passeggiata con gli amici”.