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Moksha - Scritti sulla psichedelia e l’esperienza della visione

Moksha - Scritti sulla psichedelia e l’esperienza della visione

Aldous Huxley provo per la prima volta una sostanza psichedelica, la mescalina, a un’età già avanzata, quando aveva quasi sessant’anni. È noto però che questa sostanza ebbe un grandissimo effetto su di lui, portandolo a spendere il resto della sua vita a studiare l’ambito della medicina psichedelica e delle sue possibili applicazioni e implicazioni, sia su persone “malate” che su persone “sane”, che sulla società nel suo complesso, ragionando su ciò che le sostanze psichedeliche potevano fare per il mondo di allora. Nelle sue ricerche, che lo portarono anche a fare di nuovo esperienze con la mescalina e con l’LSD, Huxley entrò in contatto con i personaggi principali di quel mondo, come testimoniato dalle numerose lettere raccolte in questo volume: Timothy Leary (psicologo di Harvard che conduceva ricerche psichedeliche sui suoi studenti), Albert Hoffman (scopritore dell’LSD), Robert Gordon Wasson (micologo che diffuse in occidente la conoscenza dei funghi psilocibinici)…

Il carteggio di Huxley con tali personaggi è una parte importante di Moksha, il volume che raccoglie estratti da tutta la produzione dell’autore inglese (narrativa, saggistica ed epistolare), i quali hanno a tema le sostanze psicoattive e gli effetti del loro utilizzo per l’individuo e la società. Leggendolo ci rendiamo quindi conto che per Huxley il tema è stato in realtà centrale in tutta la sua vita intellettuale: ci sono saggi scritti decenni prima della sua esperienza con la mescalina in cui rileva come la ricerca dell’estasi sia una costante delle società umana. E c’è ovviamente un estratto da Il mondo nuovo, romanzo del 1932, forse la distopia che meglio aveva analizzato i rischi di un uso totalitario delle sostanze, con il farmaco chiamato soma, usato per tenere sotto controllo la popolazione, fornendo felicità in forma di compresse. Ma il concetto che per Huxley meglio rappresenta l’esperienza con le sostanze è alla fine quello di Moksha, “liberazione” in sanscrito, è che al centro dell’ultimo romanzo utopico, L’isola, del quale troviamo un estratto in cui l’autore espone in forma narrativa le sue idee, le quali rappresentano il culmine delle sue riflessioni e pratiche sulle sostanze, alle quali era arrivato al termine di una lunga vita di studi e pratica in prima persona. Una vita conclusa nello stesso stile con cui l’aveva condotta, dato che in punto di morte Huxley si fece somministrare una dose di LSD dalla moglie Laura, la quale racconta l’esperienza nel commovente testo che conclude il volume.