Salta al contenuto principale

Brevi lezioni di botanica

Brevi lezioni di botanica

1771. Madame Madeleine Delessert, che Jean-Jacques Rousseau chiama affettuosamente “cugina” malgrado sia soltanto una cara amica, non legata al filosofo da vincoli di parentela, ha deciso che la botanica sarebbe un ottimo, istruttivo passatempo per la sua figlioletta. Ha chiesto perciò a Rousseau, grand esperto dell’argomento, di insegnare alla ragazzina i primi rudimenti dello studio di piante e fiori, sulle orme del fratello Benjamin, che diventerà da adulto un esperto botanico e metterà a punto un metodo per l’estrazione industriale dello zucchero dalle barbabietole che lo renderà ricco e famoso. Il filosofo non si fa pregare e scrive – tra agosto 1771 e aprile 1774 – otto lettere sul tema, “persuaso che a ogni età lo studio della natura smussi il gusto dei divertimenti frivoli, prevenga il tumulto delle passioni e porti all’anima un nutrimento benefico, ricolmandola del più degno oggetto delle sue contemplazioni”. Rousseau parte dalla struttura generale di piante e fiori, persuaso com’è che convenga stimolare la curiosità della bambina senza appesantirla con troppe nozioni e nomenclature e guidarla affinché “trovi le cose da sola piuttosto che insegnandogliele”. A conclusione delle lettere, Rousseau spedì alla figlia di madame Delessert uno splendido erbario con una raccolta di 168 esemplari vegetali raccolti e seccati da lui stesso. Le otto lettere qui raccolte sono seguite dagli inediti e incompiuti Fragments pour un dictionnaire des termes d’usage en botanique e accompagnate da 16 tavole a colori del grande disegnatore Pierre Joseph Redouté tratte dal volume del 1805 La botanique de J.J. Rousseau

Nel 1762 Jean-Jacques Rousseau pubblicava Emilio o dell’educazione e Il contratto sociale, forse i suoi due libri più importanti assieme a Le confessioni. E libri senza dubbio anche di grande successo tra i lettori dell’epoca, ma che suscitarono scandalo e violente polemiche politiche e religiose, tanto che il parlamento di Parigi arrivò a decretare che tutte le copie di Emilio o dell’educazione venissero bruciate e fu emanato un ordine d’arresto per Rousseau, che dovette fuggire in Svizzera. Lo scandalo però lo seguì come un mastino e dopo poche settimane anche il governo di Ginevra decretò il rogo dei due libri e l’arresto dell’autore, che si rifugiò nel Canton Neuchâtel, a Môtiers. Da qui dovette di nuovo fuggire nel settembre 1765, finendo prima in Inghilterra e successivamente di nuovo in Francia, sempre accompagnato da polemiche feroci, accuse e infelicità. Non stupisce quindi che dichiarasse con amarezza, in quegli anni di esilio: “Ho chiuso tutti i libri. Ce n’è uno solo, aperto agli occhi di tutti, ed è quello della natura”. Ormai da qualche anno infatti Rousseau si era appassionato alla botanica, che da una parte gli consentiva di rifugiarsi nella solitudine e la pace sfuggendo alla sua quotidianità assai turbolenta, dall’altra soddisfaceva il suo approccio “enciclopedico” alla realtà. “Ecco la potenza che Rousseau ritrova nello sguardo del botanico che si entusiasma di fronte al prodigioso mondo vegetale”, scrive la curatrice Anna Faro nella sua introduzione a questo piccolo volume. “L’osservazione non si arresta al dettaglio, ma spinta da un sentimento di ammirazione per l’armonia incomprensibile che tutto concatena, intuisce l’ordine e la simmetria del mondo”. Piano B pubblica le celebri, deliziose lettere di uno dei maestri del pensiero occidentale a una bambina che quest’uomo complicato e piegato dalla vita cerca di far appassionare allo studio di piante e fiori facendole intravedere la bellezza e il mistero della natura. Un libriccino tenero e istruttivo, impreziosito dalle tavole di P.J. Redoutè, che ci svela un aspetto meno conosciuto ma non meno importante della personalità di un grande pensatore del passato.