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L’intelligenza dei fiori – I profumi

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Il nostro giardino, i prati di campagna, le radure silenziose protette dalle fedeli mura dei boschi. In ognuno di questi luoghi avvengono meraviglie inimmaginabili. Matrimoni, corteggiamenti, sacrifici e nascite. Piante e fiori si uniscono in un unico, inebriante bouquet nuziale. Di fronte a tanta maestosità, l’essere umano, da sempre convinto della sua univoca perfezione, è costretto a porre fine al suo egocentrismo. Illusi di essere frutto di un perfetto caso, scesi da chissà quale universo e totalmente estranei al funzionamento naturale, abbiamo molto su cui ricrederci. La natura non è certo perfetta: essa trova un equilibrio sulla base di tentativi. Noi, al pari degli altri animali e dei vegetali, ne siamo la prova. Studiando la botanica ci rendiamo conto di quanto in realtà possiamo condividere. Come i più temerari di noi, anche i fiori si ribellano. Ancorati per natura al terreno ed immobili, non accettano di vivere la loro unica vita in uno spazio immutabile. Per questo si protendono verso l’alto, verso il cielo e la libertà, escogitando piani sempre nuovi per moltiplicarsi quanto più lontano possibile. I loro metodi riproduttivi, infatti, mirano ad essere allontanati dalla loro casa-base, come la salvia che, nel tempo, ha sviluppato un sistema grazie al quale l’ape, ghiotta del suo nettare, viene ricoperta di polvere fecondante che, volando, si disperde in nuovi regni lontani. Lo sviluppo e la rinascita sono i loro desideri più intimi. Spesso, a ragione di ciò, l’amore tra i fiori è tragico quanto un dramma teatrale. La vallisneria, oltre ad essere una pianta acquatica, è anche l’emblema di questo amore struggente. Essa, una volta pronta ad essere fecondata, sviluppa il suo pistillo al di fuori dell’acqua: luogo in cui, per i maschi, è impossibile arrivare. È qui che avviene il sacrificio. Una volta pronti, essi si staccano dal proprio stelo raggiungendo la superficie e andando incontro, oltre che a morte certa, al loro destino. I fiori sono la meravigliosa dimostrazione di come ogni essere è effimero su questa Terra e di come ognuno di noi sia una culla per ciò che verrà…

Maurice Maeterlinck fu un poeta, drammaturgo e saggista belga che si aggiudicò, nel 1911, il Premio Nobel per la Letteratura così motivato: “[…] si rivolge ai sentimenti propri del lettore e ne stimola l’immaginazione”. Egli fu infatti uno dei maggiori esponenti del simbolismo europeo. I misteri della natura e la magia nascosta che vive in ogni essere vivente diventano, nelle sue parole, un’emozione tanto toccante da commuovere. Tra le pagine de La vita delle api, La vita delle formiche e de L’intelligenza dei fiori emerge un amore per Madre Natura che poco ha a che fare con il semplice studio. Egli ribadisce spesso di non essere un botanico e che le nozioni da lui apprese vengono riportate al solo scopo di suscitare meraviglia. La curiosità che lo ha spinto a studiare il mondo naturale viene riproposta ai lettori sotto forma di poema lirico. La natura viene celebrata ed è in grado di sconvolgere. I capitoli brevi colpiscono l’anima con una potenza irrefrenabile, sviscerando il nostro istinto più primordiale. Chi tra noi non ricorda gli alberi sui quali si arrampicava da bambino, spesso confidando ai loro rami i più intimi segreti? Eravamo tutti fermamente convinti che in quella linfa scorresse della magia. Maurice Maeterlinck ci rivela che avevamo ragione, fornendocene la prova. Sembra quasi voglia ricordarci che quel primo contatto, quei primi ricordi naturali, saranno anche tutto ciò che rimarrà. Una volta passato lo stupore per l’arte, per il cinema, per mondanità e per l’urbanizzazione, sarà la terra a ridarci meraviglia. Un regno che risponde a regole misteriose. Ad affascinarci è proprio il fatto che noi tutti sottostiamo a queste, senza esserne consapevoli. Un elogio prezioso da riscoprire nel quale l’autore sprona il lettore. Egli non tenta di insegnarci qualche nozione scientifica: è piuttosto impaziente di scuotere la nostra sensibilità. Indubbiamente ha ottenuto lo scopo desiderato e, a tal fine, la traduzione accurata di Giuseppe Grattacaso ha giocato un ruolo determinante. Essa ha pienamente mantenuto il carattere evocativo dell’opera francese.