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La gru, lo stagno, il kimono

La gru, lo stagno, il kimono

Yoko pensa ancora ad Asagawa Sōnosuke, soprattutto quando i susini sono in fiore. Le piacerebbe poter rivedere anche solo per poco tempo il famoso letterato morto suicida più di otto anni fa. Probabilmente Yoko non è riuscita a comprenderlo appieno, tuttavia conserva un ricordo indelebile di lui e di quell’estate a Kamakura, quando la famiglia di Yōko e Asagawa vissero per qualche tempo vicini, per sfuggire alla calura estiva della città… Saiko è pronta per uscire, anche questa notte. Suo fratello Soga la nota e le chiede se sia il caso di recarsi ancora una volta a passeggiare di sera tardi, ma Saiko lo rassicura e conferma che sarà per un’ultima notte soltanto. In effetti non compie nulla di male, si reca semplicemente dall’amico di suo fratello, a poca distanza, e rimane con lui a parlare per qualche tempo, guardando la luna, le stelle e discutendo di ogni cosa… Sicuramente con il suo passato da geisha ha potuto conoscere molti luoghi e persone, la sua saggezza è cosa nota: tuttavia, non è ancora molto chiaro il motivo per cui Hirade Sonoko, in arte Kosono, ha voluto prendere sotto la sua ala protettiva il giovane Yuki, braccio destro del signor Makita, responsabile di riparare tutti gli oggetti meccanici di cui si riempie la casa l’anziana geisha. Yuki è bravo nel suo lavoro, ma il suo desiderio sarebbe quello di diventare un inventore e sperimentare oggetti nuovi e utili grazie a tutte le conoscenze che ha imparato esercitando insieme a Makita; così la geisha lo ospita presso la sua dimora e gli lascia il tempo per poter diventare quello che lui sogna…

Questi tre racconti di Okamoto Kanoko, una delle più importanti voci femminili giapponesi del Novecento – anche se non ancora sufficientemente conosciuta, nemmeno in patria –, pur differenti nella trama e nell’intreccio, presentano alcune similarità. Infatti, le protagoniste di queste narrazioni sono tre donne con un futuro già ben delineato, eppure con labirinti di possibilità nella loro mente e nel loro cuore. Sono tre donne che presentano realtà effettive completamente distanti l’una dall’altra (la prima – Yōko – sposata, la seconda – Saiko – fidanzata in attesa del matrimonio, l’ultima – Kosono – è una signora anziana che ha sempre esercitato la professione di geisha) ma potrebbero essere la stessa persona: sono proiettate in una realtà altra, con grande consapevolezza di quanto questo altro possa essere solo una fantasia, un sogno irrealizzabile; nonostante tutto racchiudono in loro la volontà di viversi e di godere di un tempo sospeso come parte della loro vita, senza troppo ricamarvi sopra. Questa loro abilità nel riconoscere una fantasia, una pausa dalla vita reale e quotidiana pare essere compresa anche dal fidanzato di una delle protagoniste che, infatti, asserisce sicuro alla sua giovane promessa in merito all’esperienza dei suoi incontri notturni con un amico: “Ogni qualvolta il tuo cuore sarà annoiato dalla routine della vita coniugale, dovresti riportarla alla coscienza e ruminare il suo romantico ricordo. Qualche volta potrei servirmene un poco io stesso”. Non solo: questi racconti insegnano a vivere anche la malinconia con una certa serenità, con la contezza che sia una sensazione passeggera, inevitabile certo, ma dalla quale non lasciarsi sopraffare. La scrittura è a volte non semplice, i dialoghi rispecchiano una cultura e dei “modi” che a volte potrebbero esserci poco familiari, tuttavia l’atmosfera di questi racconti aiuta il lettore a lasciarsi cullare in una realtà ovattata, leggera, tutto sommato alquanto piacevole.