Tutto è iniziato quando Piergiuliano Berton, il ministro per la Famiglia del neonato governo di centrodestra, durante una trasmissione televisiva, ha rivelato l’intenzione dell’esecutivo di mettere mano alle norme che disciplinano le modalità di accesso all’aborto, la “famigerata” legge n. 194 del 1978. Per aiutare gli italiani a comprendere meglio una simile istanza, ha raccontato un episodio della sua vita privata: la straziante esperienza di un’interruzione di gravidanza da parte della sua fidanzatina degli anni in cui frequentava l’università. L’intima confidenza fatta dal ministro ha ottenuto subito un’eccezionale attenzione mediatica: è così che il dibattito sulla revisione della legge 194 si è infiammato e i toni si sono inaspriti. Con l’obiettivo di depennare interamente la legge, si è parlato di “vero e proprio omicidio ai sensi di legge”, di “vergogna infernale di un olocausto legalizzato”. E poco importa se la storia del ministro Berton non è che una menzogna abilmente elaborata per condizionare l’opinione pubblica: nonostante le veementi proteste degli oppositori politici, gli accalorati appelli degli intellettuali e il dissenso di molti influencer e di volti noti dello spettacolo, il 10 ottobre 2025 il Parlamento italiano, con il plauso trionfante del presidente del Consiglio Diego Cederna, ha approvato la cosiddetta “Legge della Buona Vita”, che dichiara reato l’interruzione volontaria della gravidanza in ogni forma e fase e per qualsivoglia motivo. Gaia Zavattini – parmigiana, ventisette anni, laureata in Filologia, letterature e storia dell’antichità, eletta tra le file della coalizione di centrosinistra, una delle più giovani deputate della legislatura con una grande passione civile, ma nessun ruolo di peso – è in preda allo sconforto. Apre il suo profilo Instagram e, sotto una foto che ritrae un vecchio vaso greco, senza pensare troppo alle implicazioni di quello che sta facendo, scrive un post su Lisistrata, un’ateniese che, stanca della guerra combattuta dagli uomini, sottopone alle donne un’idea folle e ridicola per ottenere la fine di ogni conflitto, sfruttando l’unico loro potere. L’unico, ma il più grande: quello sessuale. Si sarebbero astenute dal sesso, negandosi, rifiutando le avance maschili, resistendo alle proprie stesse voglie, fino a quando gli uomini, logorati dal desiderio non soddisfatto, avrebbero acconsentito alla volontà femminile di pace. È convinta che, per quanto possa apparire folle e ridicola, oggi, ancora più che ai tempi di Lisistrata, contro questa mostruosa “legge della buona vita”, che cerca di appropriarsi del corpo femminile, stabilendo che altri ne possano disporre come vogliono, le donne dovrebbero fare lo stesso. Ed è più di quanto gli uomini siano in grado di sopportare. Clicca “invio” e il post raggiunge in breve tempo una popolarità tanto rapida quanto inaspettata: i commenti si dividono equamente tra parole di sostegno e insulti. Negli apprezzamenti c’è solidarietà, divertimento, sostegno, ma soprattutto ascolto. Sotto l’hashtag #lesorelledilisistrata che qualcuno ha coniato, decine, centinaia di donne, dando sfogo all’amarezza e alla frustrazione, si dichiarano pronte a rispondere all’appello della ragazza. Gaia non sa dire se, nel momento in cui ha scritto il post, abbia avuto davvero intenzione di cominciare questa battaglia, ma improvvisamente si rende conto che sì, è disposta ad agire, è persino desiderosa di farlo…

In seguito all'esito delle elezioni italiane, il governo di centrodestra ratifica, nell’ottobre del 2025, la cosiddetta “Legge della Buona Vita”: l’interruzione volontaria della gravidanza in ogni forma e fase e per qualsivoglia motivo è diventata reato. Scegliendo di ancorare la sua storia a un futuro non molto distante da noi, Federico Baccomo immagina una distopia che, senza avere necessariamente la pretesa di essere profetica, risulta plausibile. Lavora infatti a partire da dati già percepibili e osservabili – non solo in Italia –, li estrapola e li amplifica: invitando a riflettere sulla maternità come scelta consapevole, ricorda anche quanto sia fragile e, in un certo senso minacciato, il diritto all’aborto. L'autore delinea ciò che potrebbe accadere: innanzitutto, il movimento di protesta nato dalle parole di una giovane parlamentare, Gaia Zavattini, con il riferimento diretto alla vicenda di Lisistrata; poi, le drammatiche conseguenze della lotta contro il tentativo di imprigionare le donne in ruoli che dovrebbero essere ormai superati; infine, l’evoluzione dei peggiori scenari politici e sociali. In questo contesto, la solidarietà e l’attenzione mediatica data ai modi in cui si manifesta il dissenso delle donne, vengono contrastate da accuse e minacce, da fake news, da un’aggressività e da una repressione sempre più violente e assurde. I fatti vengono raccontati con un esemplare mix di ironia, sarcasmo, profonda conoscenza dei diversi canali della moderna comunicazione – internet, social media, televisione, messaggistica e piattaforme –, ma sempre con grande rispetto per i rischi personali assunti dalle donne. I dialoghi e i discorsi sono credibili e colgono le sfumature linguistiche e le espressioni associabili a determinati ambienti e contesti sociali e culturali; la caratterizzazione dei personaggi è efficace; i pensieri e le speculazioni sono di un realismo allarmante. La totale inutilità degli uomini che compaiono in questo romanzo si cristallizza invece nelle loro parole, nelle loro azioni meschine e nelle loro contraddizioni. Ancora una volta, Baccomo dimostra la propria versatilità creando una voce femminile complessa e riuscendo, con una certa lungimiranza, a delineare, nella sua dimensione allarmistica, l’evoluzione di alcune problematiche attuali. Solleva questioni etiche essenziali per comprendere la strumentalizzazione del corpo delle donne, nel momento in cui l'aborto viene utilizzato come strumento politico per rispondere a un'ideologia sessista e una visione patriarcale del rapporto fra uomini e donne. Il risultato è, in parte, una sorta di manuale politico, in parte, un incubo da cui risvegliarsi prima possibile e, in parte, un sincero omaggio al potere femminile e alla capacità delle donne di organizzarsi e ottenere risultati concreti, anche nelle situazioni più imprevedibili.