La casa di Elizabeth e John Appleton, a Spring Valley in Pennsylvania, è una costruzione tipica del primo dopoguerra: solida e rispettabile. Come i due coniugi che ci vivono: lui è preside del college della città, lei un’impeccabile, benché un po’ altezzosa, moglie, la cui missione principale negli ultimi mesi è far eleggere il marito rettore dell’università. Questo momento cruciale della loro vita coincide con l’arrivo di Jean, sorella minore di Elizabeth, che ha deciso, senza fornire troppi dettagli, di trattenersi da loro due settimane. Già dall’arrivo in corriera, la sorella maggiore, e con suo disappunto anche il vicinato, capisce che Jean deve aver sperperato l’eredità e che la causa della visita è il divorzio, imminente o già avvenuto, dal marito Neal. Alla cena organizzata la sera stessa ci sono quasi tutti i protagonisti della vita di Spring Valley: il perspicace professore di psicologia in pensione Hillenketter, Brice Ditson e Harry Jeffries con le mogli e Roy e Mary Leslie, quest’ultima subito in sintonia con Jean. Manca solo Porter Ditson, affascinante uomo di mezza età che non ha mai lavorato un giorno in vita sua, la cui esistenza è legata a doppio filo a quella degli Appleton. Il giorno seguente Jean confessa ai coniugi il vero motivo della visita: è venuta a studiare come funziona il matrimonio, apparentemente perfetto, tra John ed Elizabeth. Per capirlo bisogna tornare indietro: a una partita di tennis, alla guerra e a un altro uomo oltre John…

John O’Hara fu uno scrittore prolifico e apprezzato dal pubblico: Elizabeth Appleton si classificò nella top 10 dei bestseller statunitensi nel 1963, anno della sua pubblicazione. Ambientato tra gli anni ‘30 e gli anni ‘50, quella che all’inizio sembra una situazione matrimoniale piuttosto conformista acquista profondità man mano che si scava nella storia coniugale, e il racconto si tinge di audacia, per quegli anni, quando Elizabeth intraprende una relazione extraconiugale. Elizabeth Appleton diventa così una riflessione sul matrimonio e sull’amore e, più in generale, sui primi fermenti culturali degli anni ‘50, come la fine della separazione tra i sessi nelle università. Raccontando le dinamiche di potere di un piccolo college americano e le ipocrisie e contraddizioni dell’alta società alle prese con la Grande Depressione e le sue ripercussioni, O’Hara anticipa i temi dell’infedeltà coniugale e del cambiamento delle norme sociali che, dagli anni ‘60, esploderanno nella letteratura con giganti come Philip Roth e John Updike. O’Hara chiama spesso i personaggi per nome e cognome, quasi a stabilire con il lettore un rapporto formale, in linea con l’etichetta che governa gli ambienti in cui si muove Elizabeth. Il romanzo, con la sua solida struttura circolare, procede spedito grazie ai molti dialoghi e, a più di sessant’anni dalla pubblicazione, riesce ancora ad agganciare e intrattenere il lettore moderno