Paloma, la tata, se ne va. Per i Fowler la notizia è una doccia gelata, un colpo improvviso. Ha iniziato a lavorare lì subito dopo la nascita dei gemelli. Ormai fa parte della loro vita da quattro anni. La sua presenza è indispensabile, tanto che faticano a ricordare com’era la vita senza di lei. Lily e Martin sono sempre stati d’accordo. Per loro diventare adulti significava davvero crescere, fare figli, costruire qualcosa di concreto. Ma avevano deciso di aspettare il momento giusto, dando spazio prima ai loro sogni: la carriera, i risparmi per l’appartamento in centro, i viaggi, le domeniche passate a dormire fino a tardi. Avevano scelto di assaporare la vita prima che tutto cambiasse. Dopo otto anni di matrimonio, Lily aveva finalmente annunciato di sentirsi pronta per diventare madre. Aveva 36 anni e sapeva che presto sarebbe stato troppo tardi. Ma nulla era stato come si aspettava. Mesi di esami ed infiniti accertamenti medici, finché era arrivata la conferma tanto sperata, tutto era perfettamente nella norma. Il sesso, nel frattempo, era diventato un gesto meccanico, privo di spontaneità. Dopo un altro anno di tentativi, finalmente aspettavano due gemelli. Le felicità si era presto mescolata alla stanchezza più assoluta. Coliche, pannolini sporchi e notti insonni. A Lily mancava il suo lavoro d’ufficio, la vita di prima, quella fatta di libertà e routine proprie. Paloma entra così nelle loro vite, portando con sé un equilibrio inatteso e un sollievo che non osavano più sperare. Con la sua presenza costante, tutto sembra più leggero, più gestibile. È lei a recitare le filastrocche ai gemelli. È lei che cercano quando hanno paura perché fanno brutti sogni, è lei a portarli al parco a giocare. La sua decisione però è definitiva, non c’è spazio per i ripensamenti. La priorità, dunque, è trovare al più presto una sostituta, un nuovo punto di riferimento, capace di garantire continuità e sicurezza ai bambini. La nuova ragazza si chiama Maeve e viene da un piccolo villaggio irlandese. Le piace cucinare, è il suo modo di sentirsi a casa ovunque vada. È giovane ed inesperta ma dotata di quella autentica genuinità che conquista subito. “I Fowler, nel frattempo, fanno la loro parte per far sentire benvenuta la ragazza alla pari irlandese”…

T. L. Toma ha compiuto gli studi di filosofia presso la Brown University e la Northwestern University. Nel corso della sua carriera ha insegnato in contesti molto diversi, dalle carceri ai campi di lavoro dei migranti, fino alle scuole serali, ai college e alle università. Attualmente vive a Portland, in Texas, insieme alla moglie. Con Guardaci, l’autore esplora le fragilità della coppia moderna. La premessa è potente: una coppia logorata dalla routine, l’arrivo di una giovane ragazza che con il suo semplice sguardo riaccende un eros sopito, il gioco sottile del voyeurismo come antidoto alla noia coniugale. Materiale esplosivo, pronto a diventare un romanzo perturbante. Eppure, pagina dopo pagina, quella tensione si disperde. Al centro della narrazione troviamo Lily e Martin. Due esistenze che, almeno apparentemente, hanno tutto ciò che serve per reggere l’urto della vita adulta: lavoro, casa, figli. Tuttavia, sin dalle prime pagine, aleggia un senso di precarietà. La partenza di Paloma, la tata fidata che aveva dato stabilità al ménage familiare, diventa l’innesco di una serie di piccoli squilibri emotivi. Ed ecco arrivare Maeve, presenza discreta e misteriosa. Non fa nulla, non dice nulla, guarda solamente. All’improvviso, Martin e Lily si scoprono desiderabili, vitali, capaci di una passione che avevano dimenticato. Non è il sesso a salvarli ma la sua rappresentazione, lo sguardo che li trasforma in spettacolo, il matrimonio che diviene una messinscena. Il romanzo suggerisce una verità disturbante: forse l’osservazione esterna è un modo per non vedere l’essenziale, per non riconoscere la crisi che consuma la coppia dall’interno. Guardare ed essere guardati diventa dunque una recita, una maschera erotica che regala l’illusione di essere vivi, mentre sotto scorre l’ansia della decadenza e della perdita d’identità. Il romanzo affascina per la sua capacità di trasformare un dettaglio apparentemente banale – la presenza silenziosa di una ragazza – in detonatore erotico e simbolico. Tuttavia, T. L. Toma non concede il ritmo incalzante che ci si aspetterebbe. La trama procede a scatti per poi arenarsi in riflessioni matematiche e filosofiche. Pagine certamente raffinate ma che finiscono per smorzare la tensione costruita. Il romanzo indulge infatti in troppe elucubrazioni, un esercizio cerebrale ridondante, costringendo il lettore a combattere contro la tentazione di saltare interi passaggi. Il finale, brutale e frettoloso, spiazza ed obbliga a ripensare alla coppia moderna come un luogo fragile, attraversato da incomprensioni e desideri inconfessati.