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Le gratitudini

Le gratitudini

Dall’oggi al domani Michka cambia le proprie abitudini di vita. Non è più quella di prima. Si ferma sempre più spesso nel centro del salotto, disorientata, senza sapere da dove cominciare per rigovernare la casa. Ha l’impressione che i rituali quotidiani le sfuggano. In certi casi è il linguaggio che le fa difetto. Si ferma a metà di una frase, inciampa sulle parole come se si trovasse davanti un filo invisibile a farle da ostacolo. Cerca una parola e incappa in un’altra. Talvolta non trova niente, solo il vuoto, e allora tenta di aggirare la trappola. Ma intanto vive da sola, a casa sua. Formalmente Michka è autosufficiente, continua a leggere, a guardare la televisione, a ricevere qualche visita. È una vecchia signora con un’aria da ragazza. Può anche essere vista come una ragazza invecchiata per sbaglio, vittima di un brutto sortilegio. Un giorno bussa alla porta Seld, l’operatrice della teleassistenza, nessuno risponde. Si fa aprire da una vicina. Seld trova Michka seduta sulla poltrona aggrappata ai braccioli che si lamenta per l’impossibilità di muoversi. Così la ragazza attiva il meccanismo di soccorso previsto dalla società di assistenza anziani e interpella le persone indicate da Michka al fine di trovare una soluzione. Michka viene trasferita da un giorno all’altro in un ospizio…

Il romanzo della scrittrice francese Delphine De Vigan descrive in maniera impietosa le giornate dell’anziana Michka all’interno di una casa di riposo, rimarca il senso di solitudine e di fragilità che lambisce tutti coloro che si trovano ad affrontare l’ultima fase della vita: quella più effimera, quella che non presagisce vigoria e sviluppo ma che viceversa prelude alla fine. E tuttavia pur nel limbo dell’afasia la protagonista trova appigli per non spegnersi del tutto e per testimoniare la gratitudine verso individui incontrati durante l’infanzia. La svolta narrativa che si compie a metà romanzo non può che compiacere il lettore che constata la finezza dell’analisi psicologica presente tra le pagine della scrittrice francese rappresentata in maniera indiretta attraverso le descrizioni di coloro che quotidianamente si relazionano con l’anziana Michka. Sono presenti nel libro importanti riflessioni sulla vecchiezza e sulla gioventù, e sugli equivoci del linguaggio e la portata convenzionale delle parole usate per esprimere i sentimenti. La protagonista durante la vita attiva lavorava nell’editoria e certamente la scrittrice ha utilizzato questo espediente per rafforzare il senso della perdita di una parte importante del sé di ogni individuo. Com’è tipico della scrittrice ci troviamo dinanzi ad un testo paratattico con descrizioni brevi e frasi coincise, uno stile che ha reso famosa Delphine de Vigan sia in Francia che nei paesi francofoni. L’opera, centrata sul sentimento di riconoscenza, è parte di un ciclo iniziato con il volume edito in Italia da Einaudi dal titolo Le fedeltà invisibili.