Leonardo Lascari, bibliotecario di un istituto professionale, viene interrogato dalla polizia. Ha iniziato come insegnante, spiega, ma poi è andato a vivere con il suo compagno e in seguito a una denuncia anonima è stato declassato. Da più di un anno però vive da solo: il suo convivente, Gaetano Meschis, è scomparso nel corso di una manifestazione con morti e feriti in una città del Triangolo Industriale. Faceva parte di un’associazione non violenta di omosessuali di varie confessioni. La domanda successiva riguarda i rapporti di Lascari con il giovane Gabriele Gruccione, presente sul luogo del delitto e uscito di scena misteriosamente. La sera precedente, risponde l’interrogato, era stata la prima volta che l’uomo si era recato a casa sua. Si erano conosciuti all’Inchiostro scorbutico, una libreria del centro, a una lettura pubblica di poesia. Poi si erano rivisti casualmente, finché Lascari non aveva lasciato all’altro il suo numero di telefono. Di lui però ignora quasi tutto, si saranno incontrati complessivamente cinque o sei volte. È successo che quella mattina il bibliotecario, al suo risveglio, si è trovato coricato vicino qualcuno che non era Gruccione e che... aveva la gola squarciata. Invece a lui doleva la testa: aveva un bernoccolo grande come una noce della California. Dell’amico non c’era traccia alcuna. Allora ha telefonato alla polizia, con le mani tremanti e il cuore che sbatacchiava contro le costole. Sono arrivati gli agenti e, con questi ultimi, i giornalisti, calati come avvoltoi affamati sulla ghiotta occasione. Poi Lascari è stato portato in questura. Qui ha incontrato il Sovrintendente, all’incirca suo coetaneo, e il Commissario, dai lineamenti magrebini, anche lei sulla quarantina. Non alta, con un fisico morbido, ma l’aria molto determinata...

Rielaborazione di un testo già pubblicato più di dieci anni fa, questo giallo distopico è ambientato in un Paese di una immaginaria Unione Occidentale governato da una oppressiva Santa Chiesa Universale, che controlla i cittadini e li bombarda con una propaganda continua tramite maxischermi, altoparlanti e la rete di Darpanet. La vicenda si svolge in un contesto attraversato da forti tensioni sociali. Il titolo, ad esempio, fa riferimento, all’inizio, al misterioso invio di e-mail clandestine da un sistema manomesso attraverso un indirizzo di posta non abilitato a ricevere messaggi: mittente, forse, un gruppo eversivo che reagisce ai piani governativi di controllo della comunicazione e dell’informazione. Ma l’autore vuol dirci presumibilmente qualcosa di più, perché “manomissione”, nel mondo latino, come ricordato dal protagonista, era l'atto di liberazione dello schiavo. Il racconto procede alternando due tipologie di capitoli: trascrizioni di video registrati, sotto forma di dialoghi con focalizzazione esterna, a garanzia di una piena oggettività, e resoconti in prima persona narrati dal protagonista (alter ego dell'autore?), per colmare i vuoti, “senza ira e parzialità”, come afferma lui (e come scriveva lo storico Tacito a proposito del proprio racconto sui primi anni di sudditanza al principato). Qui la narrazione diventa sovente introspettiva. A introdurre i capitoli dispari, a mo’ di “colonna sonora”, ci sono eserghi tratti da canzoni di Luigi Tenco, dei Nomadi, di Manu Chao, di Loredana Bertè e di Fabrizio de André. Anche se viene definita dall’autore “un’opera di palese finzione”, non si può non riconoscere però a Manomissione il lodevole merito di proporre una riflessione su tematiche scottanti nell’Italia attuale, prima fra tutte il dramma dell’omofobia, affrontato con delicatezza e profonda sensibilità.