Anni Cinquanta, Secondigliano e dintorni, provincia di Napoli. Nannina è una cuntista, anzi, come dice lei, una cuntrastroppole. Che cos’è la stroppola? È un cunto senza pretese, fatto così, tanto per stare insieme. Nannina è un pezzo di femmina, una garibaldona. Abita in una casa col cortile a Mianella vicino Secondigliano e verso le sei, le sette di pomeriggio, oppure a sera inoltrata - preferibilmente d’estate - esce in cortile e “cunta”. Ovviamente per sopperire ad una vita povera le strategie usate dalla “cuntista” sono svariate e tutte intelligenti e destinate al successo. In tempo di guerra la donna usava preparare il liquore agli americani, il nocillo: tre nocelle e mezzo bottiglione di spirito. Ai soldati piaceva e lei allora lo preparava bello carico di alcool. Nannina, era ed è una gran commerciante. Tanto ti gira, tanto ti volta, tanto ti seduce che compri tutto quello che lei tiene davanti. Il marito di Nannina, Gennaro difficilmente in casa fa sentire la propria voce. Zitto zitto rincasa, bacia la moglie sulla fronte e si mette a mangiare. “Silenzio! Quando si mangia si combatte con la morte!” afferma e ingoia tutto quello che di commestibile gli capita sottomano. È un uomo tutto d’un pezzo, Gennaro. Nannina invece, davanti al marito si fa piccerella piccerella. “Gennà, domani comincio accussì: Buonasera signore e signori, accomodatevi, pigliatevi una presa di cafè che mò vi faccio il cunto”. La sera dopo, ricevuta l’approvazione del marito, Nannina esordisce: “Culona chiatta col mazzo scassato! Hai steso n’altra volta le mutande fetenti di quella chiavica di tuo marito piene piene d’acqua! Ma tu che ti sei chiavata in testa? Ti pensi che ogni volta che esco fuori alla loggettella devo aprire l’ombrello? Io l’ombrello l’ho pigliato, ma per fartelo salire per culo e uscire per bocca. Scendi abbasso, pruasa!”. Gennaro intanto nel cortile dispone le sedie in riga e Nannina scacciata la Cula Chiatta dentro casa inizia l’esibizione. La cosa diviene un’abitudine nel quartiere al punto che si sparge la voce. “Nannina de Gennaro si sta appiccicando con la Cula Chiatta, andiamoci a sentere ’o cunto!”. La Cula Chiatta ovviamente è la spalla di Nannina che nel copione improvvisato della donna ha un proprio ruolo che di sera in sera, secondo gli applausi ricevuti cresce sino a diventare una piccola parte dell’universo creativo inventato di sana pianta da Nannina la cuntista…

Stefania Spanò nello spassosissimo romanzo dedicato alla nonna- cantastorie, rievoca, con tocco neorealistico, la vita e le avventure di una donna straordinaria. Si tratta di un personaggio partenopeo carico di arguzia ed umorismo talmente assuefatto a praticare l’arte di “arrangiarsi” da riuscire ad organizzare un teatro in un cortile popolare e ad intrattenere un pubblico desideroso di svago e sollazzi al fine di sostenere la famiglia. Nannina è ovviamente narratrice per necessità ma i cunti dei quali risuona il cortile a Mianella, teatro all’aperto ad uso e consumo della famiglia della narratrice, servono a mantenere la coesione sociale ed a tramandare la tradizione favolistica orale presente nel Sud d’Italia. Il romanzo, dal ritmo narrativo costante e ben strutturato, consta di due parti. Nella prima il personaggio principale, la vera protagonista è Nannina con i suoi cunti e le sue vicende esistenziali esilaranti e cariche di colore, nella seconda trova posto la voce dell’autrice che vive la nostra contemporaneità e si confronta con lo spirito di colei che l’ha preceduta nell’arte di narrare riflettendo sull’utilità del racconto orale e sull’importanza di tramandare alle generazioni le storie familiari.