Quando Francesco era piccolo e abitava a Tai di Cadore, in Veneto, suo nonno ogni tanto lo portava al cinema. Capitava spesso a primavera, quando il paese si svuotava e rimanevano in pochi. Al cinema, andavano a vedere le montagne. Era il documentario che guardavano sempre: il nonno di Francesco amava le montagne e gliele mostrava sempre: il Picco da Roda, il Montanel e così via. Un’altra volta, suo nonno lo aveva portato al cimitero, dove andava a trovare i suoi amici defunti, purtroppo tanti: in quell’occasione si era però fermato davanti a una tomba insolita, frastagliata come se fosse una cima di montagna: il cenotafio recava la scritta “Le mie montagne sei tu”. Molti anni dopo, durante una piovosa nottata di fine ottobre 2018, Francesco si sveglia di soprassalto per via della tempesta Vaia. Si affaccia alla finestra e vede la sagoma di un uomo che si sta prendendo l’acquazzone. Lo invita a entrare in casa e, una volta accoltolo, scopre che è Guido Contin, chiamato “Cognac” dalla gente del paese. Questo si guarda intorno e viene attratto da un’immagine in bianco e nero racchiusa in un ferro di cavallo arrugginito. “Celeste”, sospira l’uomo…

La montagne non sono tanto diventate cool con il romanzo di Cognetti, Le otto montagne, quanto con l’omonimo film cui Pietro e Bruno sono stati interpretati da Alessandro Borghi e Luca Marinelli. Il Covid, la necessità di staccare dalla città e riconnettersi con la natura hanno fatto il resto: e ora della montagna, che è lì da molto tempo prima di noi, si sono accorti proprio tutti. Naturale che quindi Onesto di Francesco Vidotto (Il selvaggio, L’abete e la betulla, Il cervo e il bambino ecc...) abbia trovato un substrato fertile sul quale attecchire e sia stato accolto positivamente dal pubblico. Merito va comunque dato all’autore che utilizza uno dei più classici espedienti letterari, identificandosi con il narratore per un coinvolgimento maggiore e giocando molto sulla nostalgia di un passato più autentico del presente. Così come è molto interessante l’idea di indirizzare le lettere alle montagne per narrare la storia di Onesto: ci sono dei momenti in cui è difficile capire se la storia narrata sia realmente accaduta o meno (spoiler: no), e si spera che le vicende siano vere. Fatto che testimonia dell’effettiva bontà di Onesto: una storia di promesse, partenze, ritorni, attese di amore, soprattutto verso le montagne.