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Quando tornano le rose

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Una sera di luglio, in una lunga e stretta via di Roma, Caterina, in culottes e camicia sbottonata, esce dal suo appartamento e comincia a correre in mezzo alla strada in preda a un’euforia incontenibile: la segue Angelica, la sua compagna di casa, che cerca di fermarla, chiedendole cosa le sia successo. Ma Cate è così: un giorno up e un altro down, un giorno al colmo della gioia, l’altro disperata tra Prozac e Litio, tanto Litio, per stabilizzare l’umore. Comunque una ragione per essere felice quel giorno ce l’ha: le è appena stato comunicato che potrà svolgere uno stage in uno dei più importanti teatri di Roma e nel cartellone della stagione c’è uno spettacolo in omaggio a Luigi Tenco, con protagonista il suo attore e regista preferito, il famoso Giuseppe Basile, detto anche Peppinissimo dal papà di Cate, suo grande ammiratore. Caterina comincia a lavorare per l’ufficio stampa del teatro e, sotto la direzione di Bruna, prepara l’intervista al suo amato Peppe. L’incontro con lui è per Caterina esaltante: lei vive intensamente gli istanti trascorsi col Maestro, amplificandone ogni gesto e attribuendo un significato intimo e personale a ogni singola parola di Peppe. In pochissimi giorni Caterina si immerge in una sorta di relazione (platonica) che le fa perdere completamente l’equilibrio e la conduce in una strada sempre più solitaria e pericolosa....

Margherita Bonanno è un’artista di teatro, alla sua prima esperienza letteraria con questo romanzo. Quando tornano le rose, il verso di una canzone napoletana, è la risposta del Maestro alla domanda di Caterina: quando ci rivedremo? Queste poche parole, tanto poetiche quanto evasive, descrivono bene la fuggevolezza dell’incontro tra i due, ma anche la solitudine che questo rapporto, sentito come tale solo da lei, lascia dentro alla ragazza. La giovane stagista non può sopportare che Peppe la prenda in giro, che le sfugga, che non provi quello che prova lei, che non le abbia realmente svelato una parte nascosta del suo cuore. E nella solitudine che spesso si prova quanto non ci si sente compresi, ma si è comunque certi di aver diritto ad essere amati, Caterina perde il suo equilibrio, vittima più di se stessa che degli altri. Il romanzo è una bella prova dell’autrice e si conclude in un crescendo finale di cui si poteva solo presagire qualche indizio all’inizio della storia: la protagonista, definita più dalle sue azioni estreme e dai suoi messaggi laconici su Facebook che da una descrizione a tutto tondo, acquista piano piano spessore, fino ad assumere una maschera tragica. Caterina arriva così a rivelare tratti quasi pirandelliani quando, non riconoscendosi più, quasi come un moderno Moscarda, è costretta a una dolorosa ricerca interiore.