Ungheria, inizio Novecento. È il giorno dell’Epifania e Mária, nel castello della famiglia von Lázár, ai margini di un bosco oscuro ancora coperto dalla neve, ha appena dato alla luce Lajos. Il neonato presenta una caratteristica impressionante: la sua pelle è talmente sottile e trasparente da lasciare intravedere i piccoli organi interni. Mentre la levatrice si occupa del bambino, Sándor von Lázár, marito di Mária, osserva il bosco dalla finestra e ha la sensazione che qualcosa si muova tra gli alberi, qualcosa che gli fa provare, per un istante, una paura antica e familiare, che però riesce subito a ricacciare indietro. La nascita di Lajos turba profondamente la famiglia. Ilona, la figlia di sei anni, guarda il fratellino e lo definisce un mostro; subito dopo corre dal padre e vomita sui suoi vestiti. Il medico di campagna, Török, conferma tuttavia che Lajos, nonostante l’aspetto eccezionale della pelle, è sano: gli organi funzionano regolarmente e l’unico possibile pericolo sembra essere l’esposizione alla luce del sole. Sándor, per un breve momento, arriva a immaginare di soffocare il figlio mentre Mária dorme e di rimetterglielo poi accanto, così da poter tornare alla propria esistenza ordinata, fondata sulle consuetudini della casata e su una routine che ripete ogni giorno con assoluta precisione. Due anni e mezzo dopo la sua nascita, durante un pranzo, Lajos lancia un pezzo di carne contro il padre e Sándor, guardandolo, sembra vederlo davvero per la prima volta: capelli biondi, occhi azzurri, pelle trasparente, nessuna somiglianza evidente con lui. L’uomo domanda allora alla moglie se il piccolo sia davvero suo figlio. Mária, preparata da anni a quella scena, risponde con sicurezza e sostiene che il bambino assomigli a Hayo I, un antico membro della famiglia Lázár. Non esistono né ritratti né descrizioni dell’antenato, ma Sándor accetta la spiegazione e si costruisce mentalmente un volto di Hayo modellato proprio su quello del bambino. La risposta lo soddisfa a tal punto che non torna più sull’argomento…

Nelio Biedermann, giovanissimo autore svizzero ma di origine ungherese, sceglie per il proprio esordio letterario una saga familiare che attraversa la prima metà del Novecento e intreccia il destino di una casata aristocratica ungherese con i mutamenti politici che ne cancellano progressivamente privilegi, sicurezze e identità. Al centro, tuttavia, non c’è però soltanto il tramonto di un mondo, in quanto il romanzo osserva soprattutto ciò che accade dentro una famiglia quando le apparenze, le convenzioni e il prestigio diventano fragili quanto le vite che dovrebbero proteggere. La storia comincia con la nascita di Lajos, figlio della baronessa Mária e, ufficialmente, di Sándor von Lázár. Il bambino ha una pelle quasi trasparente e una fisionomia che alimenta nel barone un dubbio destinato a essere soffocato più che risolto. Dietro quella nascita si nasconde in realtà il rapporto di Mária con il giovane garzone Pál. Fin dalle prime pagine emergono molti dei temi che accompagneranno il romanzo: la menzogna come forma di sopravvivenza, il disagio mentale, il desiderio, il peso delle aspettative familiari e la difficoltà di sottrarsi a un ruolo ricevuto in eredità. Attorno ai Lázár incombe inoltre il bosco, luogo concreto e spazio dell’inquietudine, legato alle perdite e alle ossessioni della famiglia. Da questa dimensione privata il racconto si allarga progressivamente alla Storia: la dissoluzione dell’Impero austroungarico, il nazismo, la guerra, l’occupazione sovietica, l’espropriazione e infine la fuga cambiano radicalmente la posizione sociale dei Lázár. Ciò che sembrava destinato a durare per sempre – proprietà, nome, abitudini, gerarchie – si rivela invece provvisorio. Biedermann sceglie una narrazione per episodi, rapida nei passaggi temporali e molto concentrata sulle immagini. È una soluzione che restituisce bene la sensazione di un mondo che si sfalda, anche se talvolta la vastità della materia rende alcuni snodi più compressi di altri. Da notare, poi, è l’attenzione verso l’atmosfera che permea l’intero romanzo: castelli, boschi, corpi, segreti, desideri e paure compongono un universo familiare in cui il passato non rimane mai davvero alle spalle. Quel che ne risulta non è soltanto il racconto della fine di una stirpe privilegiata, ma il difficile tentativo di capire che cosa resti di noi quando la Storia ci costringe a perdere ciò che pensavamo ci definisse e ci raccontasse.