Vigilia di Natale 1863. Katie Slape, nove anni, davanti al camino di una stanza in uno squallido casermone di Philadelphia, gioca a vestire la sua bambola con scampoli di pizzo, tulle e lamé, che provengono dagli abiti di scena di sua madre, in arte Mademoiselle Desire, che in quel momento è in attesa di esibirsi sul palco dell’Olympic Theatre; suo padre invece è lontano, fa parte del corpo di genieri che costruiscono linee ferroviarie in Pennsylvania e nel Maryland e distruggono quelle dei sudisti in Virginia e Tennessee. La bambina è in compagnia di Hannah Jepson, una trentenne dalle rughe marcate e gli occhi privi di dolcezza, che bada a lei quando sua madre non c’è. Accanto alla donna, sul pavimento, ci sono otto cuccioli di barboncino che lei solleva uno alla volta per spingergli in gola il contenuto di una siringa riempita di liquore scadente e puzzolente. In questo modo, dice a Katie, ferma la crescita, perché le signore della buona società comprano soltanto cuccioli. La bambina chiede con entusiasmo di aiutarla ma svuota la siringa con troppa forza e il cagnolino tra le sue braccia ha uno spasmo improvviso e vomita, sta per morire. Allora Katie colpisce con un pugno violento il ventre del cucciolo che pare sgonfiarsi e si lacera, mentre sangue e gin cola dalla bocca della povera bestiola, quindi la bambina va alla finestra e, senza esitazione, la scaraventa agonizzante giù per tre piani sotto. Poi si volta verso Hannah e, mentre si guarda il vestitino macchiato, le chiede “Che cosa dirà la mamma quando vedrà il mio abito?”. Ma all’Olympic Theatre, quella sera, la donna non si sarebbe esibita, vittima di un terribile incidente. Proprio nel momento in cui le fiamme stanno avvolgendo la donna, Katie Slape, in lacrime, seduta davanti al caminetto, scaglia la sua bambola – che aveva battezzato col nome di sua madre - nel fuoco e urla ad Hannah: “La mamma è morta!”. New Egypt, entroterra del New Jersey. In un tardo pomeriggio del marzo 1871, la ventenne Philo – Philomela – Drax è in giro per le strade del paesino, per consegnare gli abiti rammendati da sua madre. Le due donne vivono da sole, di quel poco che riescono a mettere insieme, in una piccolissima casa ipotecata, per la quale versano quasi tutto ciò che raggranellano faticosamente a Jacob Varley, proprietario di una piccola industria di vasellame che dà lavoro a quasi tutti gli abitanti del paese e padre di Jewel Varley, coetanea di Philo, carnagione giallastra, tratti duri e scialbi, abiti sempre di una eleganza fuori luogo ed eccessiva da quelle parti. Philo ha fretta, deve finire il giro e tornare da sua madre, ma Jewel la costringe a fermarsi perché, come sempre, ha voglia di umiliarla e offenderla con le sue battutine, soprattutto a proposito delle condizioni di miseria in cui è costretta la ragazza. A dirla tutta, Philo di solito riesce ad ignorarla e ha imparato persino a risponderle con gentilezza e a sorriderle; tuttavia stavolta Jewel riesce a turbarla sul serio. Pare che in città sia arrivata una nuova sarta che cuce modelli più moderni e lei e sua madre – le migliori clienti di Mary Drax – hanno intenzione di rivolgersi alla nuova arrivata per i suoi servigi, e così intendono fare anche le amiche della signora Varley. Questa è davvero una terribile notizia per Mary e Philo Drax…

Nel panorama contemporaneo della riscoperta letteraria, pochi autori hanno conosciuto una rinascita postuma tanto meritata quanto Michael McDowell, scomparso nel 1999. Sceneggiatore di “Beetlejuice” e “The Nightmare Before Christmas”, McDowell è prima di tutto un raffinato narratore gotico, come dimostra proprio questo romanzo del 1982, che incarna perfettamente la sua capacità di fondere horror pulp, realismo storico e critica sociale in un’opera di intrattenimento letterario di altissimo livello. Katie si colloca dichiaratamente nella tradizione dei penny dreadfuls vittoriani, quei racconti popolari pubblicati nell’Ottocento britannico che privilegiavano azione, violenza e suspense. McDowell trasporta questa formula nell’America degli anni intorno al 1870, in un periodo di crescente industrializzazione e stratificazione sociale. La trama ruota attorno a due giovani donne coetanee ma profondamente diverse, Philomela Drax, detta Philo, ragazza povera ma dotata di incrollabile ottimismo e resilienza, e Katie Slape, assassina psicopatica armata di martello e dotata di inquietanti poteri di chiaroveggenza. Le strade delle ragazze sono destinate ad incrociarsi, fino a sfociare in un inseguimento attraverso il New Jersey rurale e la New York dorata, in cui preda e predatrice si scambiano continuamente i ruoli, mentre i cadaveri si accumulano e le sorti di Philo oscillano tra tracolli disastrosi e improvvisi colpi di fortuna. Nell’intervista con Douglas E. Winter, contenuta nel saggio “Faces of Fear” del 1985, McDowell dichiarò senza mezzi termini la sua filosofia letteraria e affermò: “Sono uno scrittore commerciale e ne sono orgoglioso. Scrivo cose destinate ad arrivare in libreria il mese prossimo. Penso sia un errore cercare di scrivere per l’eternità”. Questa dichiarazione programmatica illumina l’approccio di McDowell in Katie: il romanzo non ha pretese di sperimentalismo formale, ma eccelle nell’economia narrativa e nella costruzione di personaggi memorabili. La critica contemporanea ha riconosciuto questa maestria. Stephen King ha definito McDowell “il miglior autore di paperback originali in America” e il “Publishers Weekly” recensì Katie come “Una grande lettura, evocativa di un’altra era, avvincente dalla prima pagina, agghiacciante”. Il “Washington Post” ha scritto che “Michael McDowell ha un talento per il macabro... la coltivazione del massimo orrore”. Nello specifico, la violenza in Katie è esplicita e “grafica”, più di altri romanzi di McDowell e le scene di omicidio, particolarmente quelle perpetrate da Katie con il suo martello, sono descritte con precisione cinematografica. Questo approccio non è gratuito, la brutalità serve proprio a sottolineare l’abisso morale dei personaggi. Il vero cuore del romanzo, nonostante il titolo, è Philomela Drax. Giovane senza prospettive, Philo incarna una forma di eroismo quotidiano raramente rappresentata nella letteratura gotica. Non è una guerriera né una detective geniale, è semplicemente una ragazza determinata a sopravvivere e, progressivamente, a ottenere giustizia. La sua evoluzione da vittima ingenua a cacciatrice implacabile costituisce l’arco drammatico principale del romanzo. Katie Slape, al contrario, è il male allo stato puro. Priva di qualsiasi empatia o coscienza morale, la stolida Katie uccide con la stessa disinvoltura con cui altri mangiano o dormono. I suoi poteri psichici – la capacità di percepire il futuro e di “fiutare” il denaro – aggiungono una dimensione soprannaturale che McDowell mantiene volutamente ambigua, mai spiegando completamente l’origine o i limiti di queste capacità. Insieme ai suoi genitori John e Hannah, formano una trinità di depravazione che ricorda autentiche famiglie di serial killer americani, come i Bloody Benders del Kansas (che pare abbiano ispirato McDowell nella scrittura del romanzo). Oltre alla trama thriller, Katie offre uno spaccato accurato dell’America degli anni intorno al 1870. McDowell, che conseguì un dottorato in Letteratura inglese e americana a Brandeis con una dissertazione sugli atteggiamenti americani verso la morte tra il 1825 e il 1865, porta questa erudizione nella costruzione del mondo narrativo. Il romanzo descrive con precisione sociologica la condizione delle donne povere nell’America postbellica: le cucitrici sottopagate, le commesse dei grandi magazzini sfruttate, le giovani donne attratte a New York dalle promesse di prosperità ma immediatamente minacciate dalla predazione maschile. L’avidità è il motore principale dell’azione: ogni personaggio, dagli Slape a Philo stessa, è mosso dalla ricerca di sicurezza economica in un’epoca in cui pochi dollari potevano significare la differenza tra la vita e la morte. McDowell non giudica questa ossessione per il denaro, ma la presenta come inevitabile conseguenza di un sistema economico brutale. La narrazione di Katie procede attraverso una serie di episodi collegati, ciascuno con propria tensione drammatica e risoluzione. Questa struttura, tipica dei penny dreadfuls e dei serial vittoriani, permette a McDowell di mantenere alta la suspense per l’intera durata del romanzo: ogni volta che Philo sembra avvicinarsi alla stabilità o alla felicità, gli Slape ricompaiono come un’inesorabile maledizione, distruggendo ciò che ha costruito. Il ritmo è serrato, quasi frenetico. McDowell non si sofferma su descrizioni elaborate o digressioni introspettive: ogni scena è funzionale all’avanzamento della trama. Questa economia stilistica, lungi dall’essere un limite, costituisce uno dei maggiori pregi del romanzo. La morte prematura di McDowell per complicazioni legate all’AIDS nel 1999, all’età di soli quarantanove anni, privò la letteratura americana di una voce unica. Per anni, i suoi romanzi furono difficilmente reperibili, finché case editrici come Valancourt Books negli Stati Uniti e Monsieur Toussaint Louverture in Francia non iniziarono a ristamparli sistematicamente. Il successo straordinario della saga Blackwater (oltre un milione di copie vendute in Francia) ha riacceso l’interesse per l’intera opera di McDowell. Katie rappresenta McDowell al suo apice di equilibrio tra intrattenimento e sostanza. È un romanzo che si legge d’un fiato, che terrorizza e diverte, che fa riflettere sulla natura umana senza mai scadere nella predicazione. È letteratura popolare nel senso più nobile del termine: accessibile senza essere banale, emozionante senza essere manipolativa, violenta ma mai gratuita. In un’epoca in cui il confine tra letteratura di genere e letteratura “seria” si fa sempre più sfumato, Katie rivendica con orgoglio la propria natura di thriller gotico commerciale, dimostrando che l’intrattenimento di qualità non richiede compromessi artistici. È il testamento di uno scrittore che, come affermò lui stesso, non aspirava all’immortalità letteraria ma che, paradossalmente, proprio grazie alla sua onestà artigianale e al suo talento narrativo, sta conquistando una forma di immortalità presso nuove generazioni di lettori. Decisamente consigliato agli appassionati del gotico americano, ai lettori di thriller storici, di narrativa vittoriana e a chiunque cerchi un’esperienza di lettura intensa e coinvolgente che non tema di confrontarsi con la violenza e la cupidigia nelle loro manifestazioni più crude. Se non siete ancora convinti, fidatevi di Michael McDowell che, in esergo, scrive: “Katie contiene i miei omicidi più inquietanti ed è sicuramente il mio romanzo più crudele. Scriverlo è stato divertente. Da morire.”