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La gara di ritorno, Cile 1973

La gara di ritorno, Cile 1973

Marzo 1973, Santiago del Cile, le sfide calcistiche della Copa Libertadores tra il Colo-Colo (squadra che prende il nome dal capo mapuche Colocolo, che nel 1553 riuscì a sconfiggere l’esercito spagnolo) e l’avversaria Unión Española, hanno riportato in campo Francisco Chamaco Valdés a fianco del fenomeno Carlos Caszely, el Rey del metro cuadrado. Tra la gente correva la voce che finché il Colo-Colo vince Allende è salvo. La sfida per il titolo si affianca alla crisi politica ed economica che attanaglia il paese. I tifosi dell’Unión Española, franchisti di destra, si stanno organizzando e non solo per la prossima stagione di calcio. Il 4 marzo si svolgeranno le elezioni parlamentari per il rinnovo dei deputati del Congresso, che per i più segneranno la fine di Salvador Allende. La destra e la democrazia cristiana hanno già preparato la festa per le strade della città, i militari armati nelle camionette sono già allertati, ma con desolante sorpresa il partito di Allende recupera e vince. Tutto rimandato di qualche mese. Il popolo di Allende si riversa per le strade a festeggiare come pure i giocatori del Colo-Colo, Francisco, Maritza la sua compagna e il loro figlioletto il Gamberetto, Caszely ubriaco più di Bacco, Leonardo Véliz, Sergio Ahumada tutti a gridare di gioia, quando Allende si affaccia dal balcone della Moneda, ringraziando la folla per quella vittoria. I carabineros scrutano la folla, ma restano fermi. Francisco avrebbe voluto festeggiare, spensierato come i compagni, ma alzando lo sguardo vede delle colonne di fumo nero che si levano enormi oltre la piazza. Un brutto presagio sicuramente…

La gara di ritorno, Cile 1973 è la prima prova da romanziere di Gregorio Scorsetti. Libro dal ritmo serrato, quasi cinematografico, che coinvolge in pieno il lettore. Il periodo storico è analizzato con accuratezza nel rispetto delle fonti e dei fatti realmente accaduti. Una cornice temporale molto precisa, dal 28 febbraio 1973 al 14 giugno 1974, giorno della disfatta cilena ai Mondiali in Germania. La storia si apre con le elezioni di metà mandato, Allende era già al potere da tre anni, difficili sicuramente, con l’opposizione della destra e della democrazia cristiana a fargli terra bruciata in ogni modo e le incalzanti pressioni economiche americane. In questo clima teso è il capitano del Colo-Colo Francisco Chamaco Valdés la voce narrante, che introduce il lettore nelle maglie ormai sfaldate della società cilena. Un intreccio davvero riuscito e realistico di calcio e politica. Il libro è suddiviso in due parti, la prima si conclude con l’11 settembre, il giorno in cui Pinochet sancisce la fine della democrazia cilena e la seconda inizia con il primo buio giorno della dittatura. Il regime ha bisogno dei giocatori per normalizzare la situazione dopo le sparizioni e le violenze. Anche i giocatori sono divisi, chi sostiene la dittatura e chi no. Dopo la morte di Allende, Valdes si trova a dover gestire una nazionale che deve a tutti i costi andare al mondiale. L’Estadio Nacional, monumento del calcio cileno, è convertito dalla dittatura in campo di concentramento e di sterminio per gli oppositori. Tra i personaggi descritti nel libro di Scorsetti c’è il cantautore Victor Jara, vero emblema della nuova canzone cilena. Jara riprende il folklore e le tradizioni popolari di cui si erano già avvalsi Violeta Parra e altri cantautori cileni degli anni Sessanta. Victor viene arrestato il giorno dopo il golpe, torturato e dopo cinque giorni freddato a colpi di fucile nello stadio. La repressione di Pinochet è rapida e brutale, nello stadio sono tante persone le cui le tracce potrebbero sparire facilmente: artisti, giornalisti, professori universitari, oppositori politici, registi. Tramite Valdes, l’autore cerca di ricostruire le modalità con cui i parenti degli scomparsi cercano notizie o informazioni sui loro cari, girando per le questure o gli ospedali. Prende il via “il mercato della carne”, la compravendita dei prigionieri e delle notizie che li riguardano. Chi ha denaro ottiene qualcosa, chi non lo ha può solo aspettare che il cadavere del suo caro venga buttato in strada con un tonfo. In questo clima di terrore, nonostante la dissidenza, i pochi a essere “diventati degli intoccabili” sono i giocatori della Roja. Mentre sono a Mosca per la gara di andata in patria muore Pablo Neruda. In Cile auspicano una roboante vittoria, anziché un misero pareggio, per risollevare gli animi, ma dalla Russia nessun filmato, solo un trafiletto. Le immagini dei prigionieri allo stadio Nacional di Santiago fanno il giro del mondo e svelano quello che sta accadendo in Cile. Dal Cremlino Leonid Brežnev manda una lettera alla FIFA sostenendo che non ci sono i presupposti per disputare la partita, e che in un campo di concentramento la loro Nazionale non giocherà mai, in aggiunta chiede alla FIFA la squalifica del Cile per violazione dei diritti umani. La FIFA, dopo un sopralluogo allo stadio e qualche corruttela, fissa la partita per il 21 novembre. Una partita fantasma, senza avversario, un gol fantasma per una qualificazione mondiale. Il calcio asservito ai voleri di Pinochet. L’uomo si abitua a tutto, anche alla dittatura e alle sue malfatte. La gara di ritorno, Cile 1973 di Gregorio Scorsetti è un romanzo che ha il grande pregio di unire fatti storici apparentemente lontani e ricordare a chi legge che niente è totalmente separato dal quotidiano vivere.