“L’eroe non è colui che si dimostra coraggioso o leale. A volte – non sempre, ma a volte – l’eroe è un mostro. E la creatura mostruosa? Chi è mai? È ciò che accade quando qualcuno non può essere salvato. Questa creatura, in particolare, è stata aggredita, abusata e svilita. E ciononostante, da come la storia viene tramandata, sarebbe lei quella di cui avere paura. Sarebbe lei il mostro”. Mentre siede sulla sua roccia preferita Medusa immagina la madre che non ha mai conosciuto. Ogni giorno dopo aver salutato Steno ed Euriale, tranquillizzandole con uno sguardo amorevole, ama accovacciarsi su quella superficie liscia ed ombreggiata. Adora profondamente le sue sorelle ma, ora che è diventata una giovane donna, talvolta avverte la necessità di isolarsi, di dedicare del tempo a se stessa, di esplorare in autonomia il territorio circostante. Medusa, mentre guarda riflessiva l’immensa vastità dell’oceano, non può immaginare che ad osservarla dalle profondità marine non è la madre tanto immaginata ma un’altra potente divinità che nasconde invece cattive intenzioni. La bella Gorgone, figlia di Ceto e Forco, è l’unica mortale della sua famiglia. Lasciata alle cure di Steno ed Euriale, è diversa dalle sue sorelle. Loro hanno “pelli coriacee, volti spaventosi, zanne lunghe e affilate” ed “ogni parte del loro corpo (…) progettata per la caccia”, Medusa invece è vulnerabilmente umana, da sempre bisognosa della loro protezione per sopravvivere. Un sistema d’accudimento che non è proprio della natura divina e predatoria delle immortali Gorgoni ma che l’amore incondizionato per una sorella è capace di cambiare. La purezza del loro sentimento rende chiaro a Medusa in cosa consista la vera bellezza. “Quando ero piccola, Steno ha imparato a cucinare per potermi nutrire. Si prendono cura di me e mi proteggono. Questa è bellezza”, risponde la fragile Gorgone alle provocazioni di Poseidone…

Cosa rende un “mostro” spaventosamente terrificante? Attributi fisici o forse morali? Mostro è un termine generico, talvolta utilizzato impropriamente per definire ciò che turba l’immaginario ma che, sostanzialmente, non fornisce alcuna precisa indicazione di ciò che è. Una riflessione che accompagna trasversalmente l’intero romanzo di Natalie Haynes. L’autrice inglese, giornalista e classicista di formazione, inseritasi nel fortunato filone letterario dei retelling mitologici, offre una brillante rivisitazione dei miti antichi, dando voce a figure femminili talvolta ridotte al silenzio. “Non riesco ad immaginare di non essere interessata alla rappresentazione delle donne: siamo metà del mondo! E poiché quasi tutta la letteratura e l’arte che ci sopravvivono del mondo antico sono opera degli uomini, sono un’affascinante tela da esplorare”, queste le parole della Haynes a “bookpage.com”. L’autrice, già finalista al Women’s Prize for Fiction 2020 con Il canto di Calliope, rende ora giustizia ad un personaggio iconico, da sempre discusso e controverso. La Haynes, che già scrisse di Medusa dedicandole un capitolo nel suo primo libro di saggistica Il vaso di Pandora. Le donne nel mito greco, ha voluto approfondire ulteriormente il suo dramma. “La mia sensazione è che se bruci ancora di rabbia per un personaggio dopo aver scritto 9000 parole su di lui, probabilmente gli devi un romanzo”, così si è espressa l’autrice in un’intervista per “womensprize.com”. Una narrazione corale che, attraverso una pluralità di voci e personaggi, non approfondisce unicamente la figura di Medusa ma che, nella dialettica mitologica eroe-mostro, consente al lettore di osservare la storia del mito da un punto di vista inedito. È proprio ciò che gravita attorno alla figura della fragile Gorgone a rendere drammaticamente forte la voce del Gorgoneion, la testa rubata di Medusa, nata nell’istante della sua morte, il trofeo nascosto di Perseo, fuggito con l’aiuto degli dei. Comprensibilmente il Gorgoneion non perdona l’arrogante figlio di Zeus lasciandosi così trasportare da commenti ostili verso l’eroe codardo, verso lo “sciocco ragazzino presuntuoso” che non prova alcun rimorso. Come può Perseo stabilire chi è degno d’amore? Ad assumere le fattezze di un “mostro” è spesso ciò che non si conosce, ciò che il mito racconta in modo sommario e parziale. Medusa perseguitata dapprima dalla smania incontenibile di Poseidone, poi bersaglio della furente maledizione di Atena e della vigliaccheria di Perseo, è senza dubbio una vittima della “mostruosità” altrui. “Mi chiedo se pensiate ancora che lei sia un mostro. Immagino dipenda dal significato che date a questa parola. Come sono i mostri? Orribili? Terrificanti? Le Gorgoni sono entrambe le cose, certo, anche se Medusa non lo è sempre stata. Un mostro può essere bellissimo anche se è terrificante? Forse dipende dal modo i cui vivete la paura e giudicate la bellezza”.