Hanno lasciato il parco della Biosfera subito dopo pranzo, ma ancora non sono arrivati. Lowell Thurman ha spento da un po’ il condizionatore in auto, per evitare che l’impianto elettrico si surriscaldi e, mentre la moglie Rachel si sventaglia con la cartina stradale e i figli, seduti nei sedili posteriori, litigano come al solito, lui continua a chiedersi quanto manchi per arrivare al Resort. Era da un po’ che desiderava una bella vacanza insieme alla famiglia e, quando ha scoperto, con orrore, che i vecchi compagni di classe si sarebbero incontrati per una rimpatriata proprio in quei giorni, ha colto la palla al balzo, ha organizzato ogni cosa e, caricata la famiglia in auto, ha deciso di tagliare la corda. Per quale motivo fuggire ed evitare l’incontro con gli ex compagni di classe? Perché Lowell si vergogna del suo lavoro. La paga è buona, è vero; Lowell non desidera fare null’altro e preferisce di gran lunga stare dietro la cassa di un supermercato piuttosto che essere seduto a una scrivania, davanti a un pc, a veder scorrere numeri dalla mattina alla sera, come accade a certi amici che hanno una laurea in economia. Però, in fondo, si vergogna. Dopo la laurea e il matrimonio è rimasto nella sua città natale e, cinque anni dopo, la dirigenza del supermercato Ralphs lo ha spostato nella sede di Brea, a circa trenta chilometri da casa. Lì è davvero raro che entri qualcuno che lo conosce. Ci sono amici del liceo o dell’università che Lowell ha continuato a frequentare negli anni e che, quindi, sanno perfettamente che tipo di impiego sia il suo e dove lo eserciti, ma questa è un’altra storia. Loro capiscono. Con loro non si sente un miserabile. Sa per certo che il suo lavoro non gli permetterà di fare qualcosa di eclatante per l’umanità intera – scoprire una nuova cura per il cancro o scrivere il romanzo più avvincente di tutti i tempi – ma tutto sommato si sente appagato e sereno. Se solo quel maledetto Resort si palesasse, dopo ore di guida sotto il sole cocente, si potrebbe dire completamente soddisfatto. Quando la strada si immette tra due colline, Lowell la imbocca a velocità sostenuta, pronto a proseguire fino alla prima piazzola di sosta, dove fermarsi ed eventualmente tornare indietro. Ma ecco che, all’improvviso, davanti a lui, Rachel e i bambini, appare un complesso di edifici con i mattoni a vista che crea una specie di piccolo villaggio. Mille volte meglio rispetto alle foto del sito web del Resort. Eccoli arrivati al Reata, dunque. Finalmente…
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Considerato uno dei maestri contemporanei dell’horror, l’autore americano Bentley Little – classe 1960 – evita la pubblicità e rilascia interviste molto raramente. Nonostante ciò i suoi libri sono tra i più letti nel genere di appartenenza e le traduzioni italiane, dei suoi romanzi, a cura di Ariase Barretta, hanno riscosso un enorme successo e continuano a farlo. The consultant, poi, ha ispirato un’interessante serie televisiva fruibile su Amazon Prime. La forza di Little risiede, più di ogni altro aspetto, nell’abilità con cui riesce a intrecciare trame estremamente avvincenti. Anche nel caso di The Resort è così. Tutto comincia da una vacanza di cinque giorni di una famiglia americana, californiana nello specifico, presso una spa esclusiva situata nel deserto dell’Arizona, in una zona sperduta e difficilmente accessibile. Il luogo è meraviglioso, ma gli strani accadimenti cui la famiglia Thurman assiste sono inspiegabili e piuttosto inquietanti. Tuttavia, anche se la sensazione di terrore aumenta ora per ora, Lowell, la moglie e i figli non se ne vanno: restano in quella location da brividi come calamitati da una strana forza che li imprigiona e li trattiene a sé. Luce e buio, divertimento e paura, libertà e dolore. L’intera narrazione è condotta su un doppio binario in cui ciò che domina sono i contrasti. In questa dicotomia sta uno dei principali elementi di forza di un romanzo che incolla il lettore, lo spinge a voltare una pagina dopo l’altra con un’urgenza direttamente proporzionale al senso di disagio che la scrittura asciutta e diretta di Little evoca. Una vicenda che tiene con il fiato sospeso, che racconta il valore dell’amicizia e il potere seduttivo delle tentazioni; un intreccio perfettamente oliato che fa di Little un vero maestro dell’horror, che nulla ha da invidiare a sua maestà Stephen King.