Salta al contenuto principale

A casa prima di sera

A casa prima di sera

Maggie Holt lavora come designer di interni da alcuni anni, ormai. È anche molto brava nel suo lavoro, in effetti. “Ogni casa ha una storia” ama ripetere ai suoi clienti. E se lo fa, è perché parla per esperienza personale. Maggie, infatti, ha ottenuto grande notorietà grazie al romanzo che suo padre ha scritto quando lei aveva poco più di cinque anni. Quell’anno i suoi genitori avevano acquistato un’enorme e fatiscente casa nella cittadina di Bartleby, Baneberry Hall. La residenza, di gotico, non aveva soltanto il nome ma anche l’arredamento, i servizi, la disposizione degli ambienti. Con storie da brividi, fantasmi irrequieti e atroci omicidi annessi, ovviamente. Gli Holt, però, non avevano pensato nemmeno per un attimo di credere a quelle dicerie sussurrate a mezza voce dagli abitanti del piccolo paesino, pensando, piuttosto, di aver fatto un grande affare: avevano comprato un’enorme tenuta e a un prezzo stracciato, per giunta. In quella casa, però, finiranno per lasciare tutte le loro cose, durante la rocambolesca fuga venti giorni esatti dopo il trasloco. Porteranno con sé solo i ricordi, i fruscii, i rumori improvvisi che avevano segnato indelebilmente la loro memoria e che la fervida mente di Ewan, il padre di Maggie, trasporterà nel suo romanzo. Nel Libro, anzi, come la figlia preferisce chiamarlo. Sarà proprio quel Libro a perseguitare la designer, che di quei giorni ricorda poco e niente. I genitori, infatti, hanno sempre rifiutato di dare una risposta alle sue numerose domande. E Maggie, dunque, si vede costretta a cercarsele da sola quando, alla morte del padre, scopre che gli Holt di quella casa non si sono mai liberati veramente…

A dispetto di un incipit non particolarmente catchy, Riley Sager scrive alcune delle pagine più intense della narrativa horror contemporanea. La tensione che si percepisce scorrendo i capitoli è, infatti, evidente. Anzi, è significativamente accentuata dall’espediente narrativo di alternare le vicende raccontate da Maggie al giorno d’oggi con gli estratti del romanzo scritto da Ewan venticinque anni prima. È questo che tiene incollato il lettore alle pagine questo romanzo, in cui si uniscono - in una composizione molto equilibrata – tanto la paura quanto il mistero. Lo stile asciutto e le descrizioni chirurgiche degli scenari solleticano la fantasia di chi legge quel tanto che basta per farle immaginare tutti i non detti, le omissioni e i sussurri che tengono alta la soglia dell’attenzione. Se a questo, poi, si aggiunge che è altrettanto magistrale il progressivo disvelamento della verità sui tragici eventi di quei giorni, di cui la protagonista-narratrice sembra saperne meno di chi legge, si capisce come il romanzo non si faccia lasciare fino al capitolo conclusivo. In realtà è proprio qui, nelle ultime pagine, che tutta la tensione accumulata si scioglie in modo forse eccessivamente frettoloso. Ma d’altronde, dopo la logorante attesa delle pagine precedenti si capisce come mai l’autore, e con lui chi legge, fosse impaziente di vedere il quadro finalmente ultimato.