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Delitto al cimitero inglese

Delitto al cimitero inglese

Freme l’attività nella libreria di Ettore Misericordia per la presentazione di una novità editoriale. Copie da vendere, autore da accogliere, editore da soddisfare, stampa da avvertire, sedie, pulizia del locale e chi più ne ha più ne metta, tutto è sulle spalle del collaboratore Fango che arriva al dunque stanco e stressato. La libreria è piccola, per fortuna, ma godendo dell’effetto “Misericordia”, forse lo è un po’ troppo per riuscire a ospitare tutte le fan del libraio. Perché Ettore è famoso come geniale libraio-detective, ma è anche un bel tenebroso, scapolo impenitente, con lunghi basettoni e sguardo malinconico che fa impazzire le donne. E nonostante le difficoltà, la presentazione del libro inizia puntuale ed è pure un successone. Ah, non abbiamo detto che il libro in questione parla di Mastro Titta, ovvero Giovanni Battista Bugatti, il marchigiano meglio conosciuto come il boia di Roma e l’autore è un amico di infanzia di Ettore Misericordia. Verso le 18.30, arrivati ormai alla conclusione e ai saluti finali, si scatena un gran temporale che sembra quasi annunciare l’arrivo minaccioso dell’ispettore Ceratti, accompagnato dall’agente Cammarata, che chiede il perché dei telefoni spenti o staccati. Insomma, appena il tempo di chiudere la presentazione che Fango, Misericordia, Ceratti e Cammarata si ritrovano all’interno di un giallo vero e proprio. Per fortuna ha smesso di piovere, ma nell’antico cimitero vicino alla Piramide Cestia c’è il cadavere di una donna, ritrovato davanti alla lapide del poeta inglese dell’Ottocento John Keats...

Pensare a come si possano accostare un omicidio, un libraio, alcuni poeti dell’Ottocento (soprattutto Lord Byron), il boia Mastro Titta, poemi inediti e sconosciuti e una ricca signora inglese, sembra quasi impossibile. Ma i fratelli Morini ci sono riusciti e anzi hanno miscelato il tutto così abilmente - incastonando nella trama gialla personaggi, luoghi e storie - da lasciare quasi a bocca aperta. La location è il monumentale Cimitero Acattolico che si trova nel quartiere Testaccio e l’occasione è quella di conoscere ancora più approfonditamente un tratto della città di Roma, fino alla casa di Mastro Titta. I fratelli Morini tornano a rendere la capitale come splendida ambientazione per i loro casi, affidati ancora una volta al libraio Misericordia. Per rendere ancora più piacevole la lettura, hanno inserito anche le celebri “pasquinate” di antica memoria, che fanno sorridere se le si pensa nel terzo millennio, ma sono, in realtà, così ben contestualizzate che hanno sempre la loro bella efficacia. Un intreccio che fuori dal romanzo giallo potrebbe sembrare completamente scollegato, ma che ha, invece, alla base, una profonda conoscenza del tempo e della storia di Roma e soprattutto la capacità degli autori di suonare le corde giuste per rendere il tutto un’armonia tra passato e presente. E poi i personaggi: quelli fissi da ormai cinque romanzi, ovvero il collaboratore Fango, il libraio Misericordia, l’ispettore Ceratti, il fedelissimo agente Cammarata si ritrovano con grande piacere, mentre tutti gli altri si amalgamano benissimo alla storia e hanno ognuno la capacità di rendere il tutto ancora più appassionante.