Roma. Ivan apre la serranda del garage e accende una moto costruita insieme all’amico, il Lupo, assemblando pezzi recuperati. Guida in modo spericolato attraverso la città fino al Pincio, dove si ferma a osservare Roma, riflette sul confine tra centro e periferia, e ripensa a quanto gli è accaduto giorni prima. Il sabato precedente, Ivan si trova a casa di Gemma, con cui trascina una relazione ormai incrinata. Lei si prepara con cura per uscire, mentre lui la osserva con distacco, consapevole del cambiamento del loro rapporto. I due stanno per partecipare a una festa illegale, la Fintec, evento di cui circolano racconti estremi. Ivan non è convinto, ma decide di andare, anche perché Gemma ha già scelto di farlo. Fuori li attendono Federico e Alessia. Salgono su una Panda e si dirigono verso la periferia. Quando entrano nell’edificio in cui si svolge la festa, trovano un ambiente caotico, affollato, popolato da individui eccentrici ma anche apparentemente comuni. Tra alcol e droga, i quattro si lasciano coinvolgere dalla situazione. Ivan beve molto e, insieme agli altri, attraversa ore di eccesso e disorientamento. Verso l’alba, però, l’atmosfera cambia, il locale si svuota e il gruppo decide di andare via. All’uscita, notano tre individui sospetti vicino all’auto. Federico li provoca, e i tre reagiscono avanzando con aria minacciosa. Ivan, inizialmente spaventato, ricorda di avere con sé un manganello telescopico e lo utilizza per affrontarli. Colpisce uno degli aggressori e mette in fuga gli altri, ma danneggia anche un’auto parcheggiata. Dopo lo scontro, il gruppo risale in macchina e si allontana rapidamente…

Andrea Mariani offre al lettore un romanzo di formazione duro e senza filtri che affonda le radici nella Roma delle periferie, quella “terra di mezzo” sospesa tra ambizione e deriva. Qui crescono Emiliano e Ivan, amici inseparabili e opposti: il primo più riflessivo, il secondo istintivo e travolgente. Insieme attraversano un’adolescenza fatta di eccessi, notti senza controllo, amicizie viscerali e scelte che sembrano sempre sul punto di cambiare tutto. Mariani costruisce una storia che è insieme racconto generazionale e ritratto sociale. I protagonisti si muovono in un contesto ambiguo, dove la promessa di un futuro “regolare” convive con il fascino immediato della scorciatoia: la criminalità, il denaro facile, l’illusione di un’ascesa rapida. È proprio questa tensione continua tra due mondi — la borgata e i quartieri più privilegiati — a dare spessore al romanzo, perché racconta una condizione diffusa ma raramente messa a fuoco con chiarezza. Il punto di forza del libro sta nella credibilità dei personaggi: ragazzi arroganti e fragili, capaci di slanci affettuosi e gesti distruttivi, che sembrano vivere senza filtri e senza protezioni. Le loro scelte non sono mai del tutto razionali, spesso nascono da un impulso, da una mancanza, da un vuoto che nessun adulto riesce davvero a colmare. Ed è proprio l’assenza o l’inadeguatezza del mondo adulto a fare da sfondo silenzioso ma determinante. Lo stile diretto, a tratti ruvido, non cerca abbellimenti né compiacimenti, ma punta a restituire un’esperienza emotiva immediata e quasi fisica. Quel che ne risulta è uno sguardo lucido su una generazione sospesa, che fatica a trovare il proprio posto tra modelli irraggiungibili e tentazioni pericolose. Un romanzo che parla ai giovani, ma forse ancora di più agli adulti, chiamati a riconoscere e a non ignorare le crepe che attraversano il loro mondo.