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Il pesatore di anime

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Anna Bailly, quattordici anni, scompare nella notte del 16 maggio. I genitori si sono addormentati senza chiudere la porta di casa. Non lo fanno mai, anzi non lo fa nessuno nel loro quartiere. È vero che hanno un allarme, ma non lo attivano da tempo. È una zona tranquilla la loro, e mai si è sentito di episodi che procurino preoccupazione o allarme. Durante la notte, il padre di Anna sente un movimento sulle lenzuola, poi il pianto del figlio piccolo sveglia definitivamente lui e la moglie. Il bimbo è nel lettone, in mezzo a loro due. Qualcuno lo deve aver portato lì. La sveglia segna qualche minuto prima delle sei del mattino. A quel punto arriva la consapevolezza che qualcuno deve essersi introdotto in casa. La madre di Anna si alza, corre fino in fondo al corridoio, spalanca la porta e si accorge che nella camera di Anna non manca nulla, a parte la figlia. Il letto è vuoto, con il piumone arrotolato sulle lenzuola sgualcite. La polizia dirama la descrizione della ragazza e diffonde anche una foto di Anna: altezza 1,53, razza caucasica, capelli castano chiari, corporatura esile. Gli specialisti della squadra informatica si introducono nel cellulare e nel pc di Anna, in cerca di tracce che possano dare una spiegazione della sua scomparsa. Due sono gli aspetti che lasciano perplessi: nella metà superiore della porta della camera della ragazzina ci sono quattro piccoli fori che lasciano presupporre la presenza di un catenaccio, fissato all’esterno. Qualcuno chiudeva dentro Anna. Perché? Poi viene trovato il suo diario, riempito di una scrittura fitta e sbrigativa. Le parole con cui si apre stordiscono: “Mia madre sa quello che mio padre mi fa”. Si tratta dunque di una storia di soprusi? La ragazzina è fuggita per sottrarsi alla violenza del padre orco? Domande sconcertanti, destinate a restare senza risposta per dieci lunghi anni. Poi, improvvisa, la svolta…

Olivier Norek non sbaglia un colpo. L’autore – giallista francese che per diciotto anni ha prestato servizio, fino a raggiungere il grado di capitano, presso il dipartimento di polizia del distretto di Seine Saint- Denis e che quindi conosce bene la realtà nella quale ambienta i suoi romanzi – segue le mosse di Victor Coste, già protagonista di tre precedenti romanzi, non ancora tradotti in Italia – la trilogia della banlieue – e chiamato a districare un caso complesso e parecchio contorto. L’uomo è stato trasferito in un angolo di mondo dimenticato da Dio– l’isola di Saint-Pierre a ridosso della Groenlandia – nel quale vengono mandati coloro che entrano in un particolare programma di protezione testimone. Costa è incaricato di garantire protezione, appunto, a questi personaggi, che spesso sono criminali pentiti, nonché di studiarli e interrogarli, per decidere se accordare loro una nuova chance di vita o se ricondurli in carcere. Il luogo è un paradiso incontaminato nel quale è inevitabile un confronto diretto con la natura e con la propria reale essenza. Ecco perché si rivela fondamentale per sondare le profondità dell’animo e il lato oscuro di chiunque transiti tra quelle fitte nebbie. E questa volta Victor ha a che fare con una giovane donna, rimasta per dieci anni ostaggio di un rapitore seriale che ha fatto sparire diverse adolescenti ed è rimasto a lungo impunito. Anna è ferita nell’anima, le sue cicatrici sono profonde e faticano a rimarginarsi. E Victor deve capire se quella giovane inquieta, dagli occhi tristi e ipnotici, sia una vittima o un carnefice. Un intreccio studiato nei minimi dettagli, caratterizzato da una tensione crescente che stimola il lettore a cercare, insieme a Victor Costa, il bandolo della matassa; colpi di scena che si susseguono rapidi e contribuiscono a mantenere viva una tensione narrativa che inchioda il lettore; personaggi che mostrano le luci e le ombre di cui sono fatti ed entrano rapidi nel cuore di chi legge. Una lettura davvero stimolante, che conferma le abilità stilistiche e narrative di uno dei maestri contemporanei del noir francese.