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Spirali di follia

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Quando Samuele torna a casa, trova tutto in disordine. Le cornici con le foto che lo ritraggono con la moglie e il figlio sono sparpagliate per terra, i vetri rotti. Allarmato chiama Manu, ma lei non risponde. Sale al piano di sopra per cercarla, per cercare un senso a ciò che non lo ha. In casa non c’è nessuno. Il cellulare, al piano di sotto, comincia a suonare. Torna indietro, risponde. Una voce maschile e familiare, ma che non riesce a riconoscere, lo informa che sua moglie è stata rapita. D’ora in poi Samuele dovrà fare delle cose per lui: nessuna domanda, nessun errore, altrimenti Manu morirà. Il rapitore lo tiene sulla corda per giorni, telefona senza dargli prove concrete che la moglie sia viva, tuttavia conosce molte cose, cose intime che solo Manu in effetti può sapere. Lo esaspera fino a renderlo malleabile e solo quando lo ritiene pronto inizia ad impartirgli delle istruzioni. Gli annuncia che dovrà uccidere qualcuno per lui, ma prima, per prepararlo, lo obbligherà a vendicarsi. Vendette che Samuele non ha mai avuto il coraggio di nemmeno di immaginare, figuriamoci di compiere. La prima sarà quella nei confronti della zingara. Dopo molti tentativi, Manu era finalmente rimasta incinta. La zingara che, ad un rifiuto di lasciarle leggere la mano, toccò la pancia di Manu lanciando una maledizione, doveva morire…

Pur ispirandosi palesemente agli stilemi di Stephen King, la trama è sufficientemente originale, i passaggi sono quelli giusti, nella giusta successione e il finale non è così scontato. Tuttavia lo svolgimento risulta frenetico, il ritmo è fin troppo convulso. Si perde così buona parte della tensione che ci si attende di sperimentare nello scorrere dell’azione; i caratteri, anche quelli principali, sono tratteggiati in maniera superficiale, nessuna nevrosi viene approfondita, l’intreccio è frettoloso e la forza della tensione emotiva si stempera. Peccato, perché il potenziale della trama è buono. I passaggi potevano essere sviluppati arricchendo la trama di dettagli, non per forza raccontati, anche solo suggeriti, accennati, che ne avrebbero potuto fare un thriller davvero interessante. Anche il linguaggio risulta a tratti povero, l’italiano è una lingua ricchissima di sinonimi dalle sfumature più varie e in alcuni momenti se ne sente la mancanza. È comunque un ottimo esordio dello scrittore toscano e il romanzo si lascia leggere velocemente anche grazie a qualche tratto di ironia.