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Prigioniero del mio nome

Prigioniero del mio nome

La famiglia Devoto ha fatto la storia di Nuoro. Il capostipite Enrico ha lasciato all’alba del Novecento Cagliari, partendo appena ventenne da quella che era già una città di oltre 50 mila abitanti e arrivando in un paese che, secondo il censimento del 1901, ne conta 7041. Nel 1937 l’azienda ha già un aspetto uno e trino, comprendendo una torrefazione del caffè, un panificio e un ingrosso di generi alimentari e coloniali. Una storia imprenditoriale che dura da quasi un secolo e che ha visto molti alti e bassi, soprattutto per spiacevoli eventi che hanno coinvolto direttamente la famiglia Devoto. Il nipote di Enrico, Riccardo, nel 1975 quando ha soli quindici anni, sfugge a un primo tentativo di sequestro, liberandosi dopo sole sette ore e diventando il primo nella storia dei sequestri di persona in Sardegna che riesce nell’intento di fuggire. Un episodio che conferma la sua paura di possibili rapimenti e che costringe quindi i Devoto reclusi in casa, con i bambini impossibilitati dal giocare all’aperto con i coetanei. Nel 1985 il pericolo si concretizza ancora una volta dato che lo zio di Riccardo, Gigino Devoto, viene fatto prigioniero dai banditi per 203 giorni. Una liberazione costata 800 milioni di lire e che obbliga l’impresa di famiglia ad abbandonare le storiche attività di torrefazione del caffè e rinascere come azienda immobiliare. Una crisi che si dipana fino al 2005, quando la società è costretta a modificare la propria ragione sociale per via dell’estenuante crisi seguita al rapimento di Gigino…

Riccardo Devoto è un imprenditore nell’azienda di famiglia ed è stato presidente di Confindustria della provincia di Nuoro dal 1995 al 2001, diventando, all’elezione, il presidente provinciale più giovane d’Italia. Michele Tatti invece è un giornalista professionista in pensione che per trent’anni ha lavorato al quotidiano “L’Unione Sarda”, dirigendo come caposervizio dal 2000 al 2016 la redazione di Nuoro e occupandosi, tra l’altro, dei principali fatti di cronaca, compresi i più clamorosi sequestri di persona di quegli anni. Devoto ha deciso di chiedere l’aiuto di questo giornalista di razza per mettere nero su bianco la storia sua e della sua famiglia, abbattendo un muro di riservatezza. Un vero e proprio percorso a ritroso nella memoria che ha portato tanta sofferenza a Devoto. Una storia privata che coincide con la terribile stagione dei sequestri in Sardegna. Interessante anche il risvolto che la meticolosa ricostruzione assume, prendendo in esame anche le ripercussioni economico-sociali sulla vita nella provincia di Nuoro che negli anni ha visto uno svuotamento progressivo e importante della forza produttiva proprio a causa dei rapimenti.