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Questo giorno che incombe

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La prima a scendere dall’auto, una Scénic nera, è Francesca che si ripara gli occhi dal sole e guarda il cancello rosso vermiglio che sembra pronto ad accoglierli a braccia aperte. Poi la donna prende in braccio la figlia Emma - un anno di tenerezza, capelli ricci e biondo cenere come la sorella maggiore e il padre - e le mostra quel cancello tutto rosso. La piccola è eccitatissima e pare ballare tra le braccia della madre, che pian piano si avvicina al cancello. Dall’auto, dietro di lei, esce suo marito Massimo, che apre lo sportello posteriore ed aiuta l’altra figlia, Angela, a scendere dall’abitacolo. I due raggiungono Francesca e Angela le prende la mano. La bambina è cresciuta tanto in breve tempo e arriva già a metà coscia della madre. Massimo passa un braccio intorno alle spalle della moglie e l’abbraccia, poi tutti e quattro tornano a posare lo sguardo su quel cancello. Tutto ciò che ha sempre desiderato, pensa Francesca, è lì accanto a lei: suo marito, le figlie e la nuova casa oltre il cancello rosso che li sta attendendo per far loro iniziare una nuova splendida vita. Inoltre, ora lei avrà finalmente il tempo per dedicarsi al suo vero sogno: la realizzazione del suo libro. Mentre gli occhi di Angela brillano di gioia ed Emma cerca di articolare, come meglio le riesce, la parola “rosso”, Francesca ha la certezza che - anche se la decisione di lasciare Milano e trasferirsi in quella zona di Roma è stata difficile e carica di dubbi e ripensamenti - in quella casa saranno tutti e quattro davvero felici. Si tratta di un complesso formato da sei palazzi blu, che si fronteggiano a gruppi di tre e ciascuno dei quali conta cinque piani. Alcune case hanno balconi traboccanti di fiori e colori e in nessun appartamento ci sono tende, così che, attraverso i vetri, si possono vedere le persone che si muovono all’interno di ogni stanza come se fossero modellini del progetto di un architetto. Il cortile, poi, è pieno di bambini che ridono e corrono divertiti tra lo scivolo di plastica rosso e giallo e l’altalena rossa. Un’esplosione di colori che pare un presagio di primavera e trasmette gioia e armonia…

La presenza del male che si nasconde dove mai si penserebbe di trovarlo e contamina tutto e tutti, la fallibilità dell’amore e le angosce della maternità per un romanzo che è un po’ noir e un po’ storia d’amore, una commistione di generi diversi legati da una scrittura cruda e ipnotica e da un braccialetto rosso. Questo è il nuovo romanzo di Antonella Lattanzi - scrittrice e sceneggiatrice barese - che ha trovato ispirazione, per la sua nuova storia, in un evento di cronaca nera avvenuto nel condominio dove abitava con la sua famiglia, da bambina. Dove il male si consuma, continua ad aleggiare nel tempo, si espande senza controllo, come una macchia d’olio su una tovaglia, e ingloba tutto ciò che incontra. E allora, per liberarsene, occorre raccontarlo. Non lo sanno Francesca e Massimo, i protagonisti adulti del romanzo, che la loro scelta di trasferirsi con le figlie da Milano a Roma alla ricerca della vita perfetta - in un palazzo bellissimo, chiuso da un cancello rosso che lo isola dalle brutture dell’esterno e fa di ciascuno dei residenti un membro importante di una grande famiglia, accogliente, accudente e sempre disponibile- sarà invece l’inizio della fine. Non lo sanno che l’imprevedibilità è dietro l’angolo e sfocerà in tragedia: la sparizione di una bambina, il cui responsabile non può che essere uno dei residenti di quel falso paradiso che è il condominio perfetto. I sospetti rimbalzano da un condomino all’altro e specialmente chi è considerato voce fuori dal coro, chi ha scelto di isolarsi e non aderisce alle dinamiche di gruppo, viene additato come mostro perché la comunità, si sa, ha il potere di distruggere. In un crescendo di sospetti e maldicenze che travolgono i protagonisti della vicenda come onde fuori controllo, Francesca non riesce che a continuare a pensare a sé e al suo essere donna, moglie e madre. La vita perfetta cui aspirava è una chimera: l’amore per il marito appare e scompare dimenticandosi di se stesso; la maternità più piena, sognata in quello che sembrava un paradiso, è in realtà carica di ombre e di vuoti e la passione per l’ombroso vicino di casa ha un sapore proibito e malato. Costretta, forse per la prima volta, a guardarsi dentro, la donna vive tra angosce, riflessioni e paure - magistralmente rese dalla Lattanzi anche attraverso i dialoghi con la casa, protagonista importante del romanzo, che pone Francesca di fronte alla durezza della realtà, nonostante tutto - fino a quella tremenda verità che già da tempo incombe su tutti e che, finalmente, esplode con il colpo di scena finale, crudele, doloroso e potentissimo.