Rosario Parolini insegna italiano e latino nel liceo classico di Massagra, cittadina toscana dove si è trasferito da pochi mesi dopo aver finalmente vinto il concorso. Quasi quarant’anni, originario del Gargano, osserva con attenzione i suoi studenti e prova un trasporto amoroso per Margherita, insegnante di educazione fisica alla quale non trova il coraggio di proporre neppure un caffè. Una mattina, parlando alla IV B dello scontro tra Ettore e Achille, scrive alla lavagna due parole: “paura” e “gloria”. Ettore sa di poter morire, ha paura, eppure affronta Achille. Jasmine Touré, diciassette anni e uno sguardo da adulta, alza la mano: “Ma secondo lei, professore, cos’è davvero la paura?”. Rosario prova a rispondere, ma quella domanda lo segue fino a casa. Durante le vacanze di Natale apre sul computer una cartella: “La Paura. Piccola Antologia”. Comincia a leggere, prendere appunti, studiare filosofi, storici e psicologi. Al ritorno a scuola conduce i ragazzi in un percorso didattico che attraversa epoche e continenti: l’inferno medievale, Kierkegaard e Heidegger, i fantasmi giapponesi, la conquista delle Americhe, il colonialismo, Auschwitz e Hiroshima, la propaganda e la psicologia delle folle. Sulla lavagna si accumulano schemi e sentenze: colpa, morte, controllo, ignoranza. Un giorno sono gli studenti a portare le proprie paure in classe: un portachiavi della sorella morta, un biglietto dell’autobus come quello del padre prima che uscisse e non tornasse più, una pagina strappata da un diario... Anche Jasmine ha una storia da raccontare: di sé bambina nascosta sotto il letto durante un’irruzione della polizia. Intanto Rosario trova finalmente il coraggio di avvicinarsi a Margherita. Interrogando la paura si impara a riconoscere la propria…

Romanzo, saggio divulgativo, riflessione pedagogica e infine intervento politico: Le paure del professor Parolini di Fabio Evangelisti nasce dall’ambizione di tenere insieme registri diversi. L’idea di partenza è felice: una domanda dell’allieva mette in difficoltà il docente e trasforma chi dovrebbe fornire risposte in qualcuno che deve ricominciare a cercarle. E alcune delle pagine migliori arrivano proprio quando Evangelisti si affida alla forza di questa intuizione narrativa: gli oggetti attraverso i quali gli studenti raccontano le proprie paure, la confessione di Jasmine, il lento avvicinamento di Parolini a ciò che egli stesso teme. Più spesso, tuttavia, il romanzo diventa il contenitore di una lunga lezione interdisciplinare tra filosofia, storia, antropologia, psicologia e sociologia con una lunga – anche troppo - serie di autori ed eventi, da Platone a Freud, da Kierkegaard a Bauman, da Le Bon a Chomsky, dalla peste nera ai totalitarismi. Un percorso accessibile, alla portata di studenti liceali, sostenuto da una vocazione didattica, ma concentrato in poco più di cento pagine, inevitabilmente sommario e scolastico, che affida questioni molto complesse a schemi e formule efficaci quanto semplificanti. Ne risente anche la componente romanzesca: Jasmine, Margherita e gli altri studenti avrebbero potuto acquistare maggiore profondità, mentre spesso cedono il passo alle spiegazioni del professore. Nell’epilogo Evangelisti scopre infine le carte, riconducendo la genesi del libro a una domanda sul consenso ottenuto da Donald Trump facendo leva sulla paura dei migranti e allargando il discorso a nazionalismi, propaganda e costruzione del nemico. Si spiega così la preoccupazione civile da cui nasce l’intero progetto, ma proprio quando questa emerge apertamente il libro è ormai alla conclusione. La sua natura ibrida finisce così per costituirne insieme la peculiarità e il limite: il romanzo resta esile, il saggio necessariamente introduttivo, la riflessione politica compressa nel finale. Rimangono soprattutto quei momenti in cui Evangelisti smette di spiegare la paura e lascia che siano i personaggi, con una domanda, un ricordo personale o un piccolo oggetto tenuto tra le mani, a darle voce.