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Maggie - Ragazza di strada

Maggie - Ragazza di strada

C’è una rissa in atto tra un bimbetto che sta cercando di difendere l’onore di Rum Alley e un gruppo di monelli di Devil’s Row che si divertono a lanciargli pietre. Il bimbetto è Jimmie, che grida a gran voce di non aver paura di quella massa di ragazzotti dai capelli rossi. Però ad avere la peggio è proprio lui, che a un certo punto rotola giù dalla montagnetta sulla cui sommità si stava difendendo, con una ferita alla testa dalla quale gli cola il sangue. Quando poi un’ennesima pietra lo colpisce in bocca, bolle di sangue cominciano a rotolargli sul mento, fino alla camiciola strappata. Grosse lacrime gli rigano le guance, coperte da uno strato di sporco. Tuttavia, Jimmie non si dà per perso e, se non fosse che un ragazzo di circa sedici anni arriva con aria spavalda dal viale e, uno schiaffo a destra e uno a sinistra, caccia i monelli di Devil’s Row, proseguirebbe nella rissa ancora per parecchio tempo, anche a costo di rimediare un numero ancor maggiore di lividi. Ecco perché, una volta che i monellacci di Devil’s Row se ne sono andati, è con i compagni di strada che Jimmie comincia ad azzuffarsi. All’improvviso, però, la scazzottata si interrompe, perché il padre di Jimmie avanza lungo la strada, sguardo aggrottato e una pipa di legno stretta tra le labbra, e a suon di calci ingiunge al figlio di seguirlo sulla strada verso casa. I due arrivano poco dopo in una zona segnata da una dozzina di orribili androni, affacciati su marciapiedi pullulanti di bambini. Una ragazzina, vestita di stracci, trascina un bambino urlante per il marciapiede. Quando vede suo fratello Jimmie avvicinarsi insieme al padre, va loro incontro, non prima di aver strattonato il fratello più piccolo, che continua a tenere per mano. La ragazzina si chiama Maggie e, appena Jimmie ce l’ha di fronte, sfoga su di lei la rabbia che le botte ricevute dal padre hanno alimentato. Si butta sulla sorella e comincia a picchiarla con accanimento…

Una serie di istantanee sulla società americana a cavallo tra XIX e XX secolo. Il romanzo di Stephen Crane – poeta, scrittore e giornalista statunitense, autore di opere importanti nella tradizione del realismo e del naturalismo letterario – chiude l’Ottocento narrativo americano con un piede già nel secolo successivo, di cui è antesignano soprattutto per i temi che vengono affrontati e lo stile di scrittura adottato. Protagonista della vicenda è Maggie, una giovane newyorkese che vive ai margini della vita vera, nella realtà dei bassifondi in cui imperano botte, violenza, degrado e sofferenza. Maggie proviene da una famiglia complessa e vittima della povertà e dell’ignoranza. Cresciuta in una realtà fatta di alcolismo e altri disastri, nei primi anni della sua esistenza non conosce che percosse e abuso. Ecco allora che, quando incontra Pete, vede in lui il principe azzurro che finalmente potrà liberarla dalle catene di una vita devastata e salvarla. La realtà, purtroppo, sarà ben diversa e Maggie dovrà toccare con mano la crudezza della verità. Accanto a Maggie e alla sua vicenda Crane offre al lettore alcune altre storie che non fanno che confermare la capacità dell’autore di mettere la scrittura a servizio della realtà, mostrandola così com’è, senza edulcorarla. Ciò che accomuna il racconto di Maggie e gli altri contenuti nel testo è la capacità dell’autore di destrutturare il racconto, privarlo di quelli che sono gli elementi classici che in genere lo caratterizzano: inizio, climax, finale. Leggendo, la prima impressione è quella di trovarsi di fronte a qualcosa di incompiuto. In realtà, quel che maggiormente va apprezzato, è la capacità di offrire al lettore indagini sociologiche attente e puntuali, in grado di rendere con obiettività l’atmosfera e la realtà del periodo nel quale le varie vicende sono ambientate.