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Nessuno

Nessuno

Torino, 20 novembre 2024. Mauro Retina riprende lentamente conoscenza e realizza di trovarsi in un luogo buio e freddo. Avverte in bocca il sapore del sangue, ha difficoltà a mettere a fuoco ciò che lo circonda e scopre di essere immobilizzato. I suoi ricordi si interrompono alla sera precedente: sa di essere uscito dalla redazione, di essere tornato a casa e di essersi versato un bicchiere di vino rosso, ma non riesce a ricostruire ciò che è accaduto dopo. Quando tenta di muoversi, si accorge di avere i polsi stretti nelle manette e di essere legato a una sorta di grande poltrona. Ha il torso e i piedi nudi, mentre indossa ancora i pantaloni. Affidandosi agli altri sensi, percepisce un forte odore di vernice nuova e candeggina. Poi sente un rumore e, quando i suoi occhi cominciano ad abituarsi all’oscurità, distingue sul fondo della stanza un uomo seduto su un divano. Lo sconosciuto indossa una camicia bianca, pantaloni scuri e una maschera nera che gli copre completamente il volto. Mauro, terrorizzato, scoppia a piangere e promette qualsiasi cosa pur di essere liberato. L’uomo, però, non sembra interessato al denaro. Con una voce alterata e diffusa da alcune casse, comincia a parlargli del filosofo Karl Jaspers e della riflessione sulla colpa elaborata nel dopoguerra. Ricorda a Mauro che Jaspers, sposato con una donna ebrea, si era rifiutato di obbedire all’ordine nazista di divorziare e, terminata la guerra, aveva rivolto ai tedeschi una severa riflessione sulla responsabilità. Lo sconosciuto espone quindi i quattro tipi di colpa individuati dal filosofo: criminale, morale, politica e metafisica. Le prime due riguardano l’individuo: la colpa criminale è accertata da un tribunale, mentre quella morale appartiene alla coscienza. Le altre due hanno invece una dimensione collettiva: quella politica coinvolge anche chi consegna il potere a chi poi lo esercita, mentre quella metafisica nasce dal sentirsi responsabili davanti alle ingiustizie del mondo, anche quando non si sarebbe potuto materialmente intervenire. Mauro continua a supplicarlo, ma l’uomo gli mette nella mano sinistra un piccolo telecomando e gli ordina di non premere il pulsante. Poi porta nella stanza una gabbia contenente due grossi topi di fogna e la sistema a pochissima distanza dal volto del giornalista. La gabbia viene collegata con dei cavi. Lo sconosciuto spiega che la porta sta per aprirsi: i due animali potranno fuggire oppure, spaventati, aggredire ciò che avranno davanti, cioè la faccia di Mauro. Il telecomando offre però un’alternativa: premendo il pulsante, Mauro può elettrificare la gabbia e uccidere entrambi i topi. Non appena comprende la scelta, Mauro preme ripetutamente il pulsante. I topi muoiono folgorati e nella stanza resta l’odore della loro carne bruciata. L’uomo allora gli fa notare che ha scelto di ucciderli per sentirsi più sicuro. È la dimostrazione pratica del discorso sulla responsabilità che gli sta imponendo…

Gianni La Corte – titolare della Casa Editrice e che porta il suo cognome - veste i panni di scrittore e si cimenta in un thriller che intreccia un mistero irrisolto del passato con le inquietudini più attuali legate alla manipolazione dell’informazione e dell’identità. La storia si muove fra il 1999 e il 2024. Alle soglie del nuovo millennio Martino Falconi è un ragazzo e trascorre con gli amici un’estate destinata a lasciare una ferita profonda: una notte segnata dalla violenza, uno di loro scompare nei boschi di Tredenti e ciò che resta è soltanto una scarpa macchiata di sangue. Venticinque anni dopo Martino è diventato un giornalista investigativo. Dirige Metropolis, pubblica inchieste scomode e vive sotto scorta per le minacce ricevute dalla famiglia mafiosa dei Montanari. Quando gli uomini che ha contribuito a portare in tribunale vengono assolti, la sua fiducia nella giustizia subisce un duro colpo. È in questo clima teso che compare Nessuno, figura senza volto che utilizza intelligenza artificiale, falsificazione delle immagini e capacità di manipolare la rete per punire chi considera colpevole. Il confine tra realtà e costruzione diventa sempre più fragile: basta un video credibile perché una reputazione venga distrutta e un sospetto si trasformi, agli occhi del pubblico, in una certezza. L’indagine coinvolge il commissario Sunday Taiwo e finisce progressivamente per ricondurre Martino proprio a quel lontano 1999, costringendolo a riconsiderare ciò che fino a quell’istante credeva di sapere sulla scomparsa dell’amico e sulle persone che condivisero con lui quell’estate. La Corte, in questo modo, affianca alla componente investigativa una riflessione sulla responsabilità, sulla distanza fra giustizia e vendetta e sul potere della percezione collettiva. Il deepfake rappresenta il simbolo di un presente in cui vedere non significa necessariamente conoscere la verità. La struttura su due piani temporali mantiene viva la tensione e permette al passato di emergere poco alla volta dentro gli eventi del presente. Torino e i suoi dintorni, poi, sono la cornice perfetta per una vicenda fatta di segreti, minacce e colpe mai davvero archiviate. Un thriller ben costruito, capace di mostrare in modo efficace quanto possa diventare pericoloso un mondo in cui chi controlla le immagini può arrivare a controllare e manipolare anche il giudizio degli altri.